Parola d’ordine “essere ovunque”: i social endorsement (e non solo) della campagna presidenziale



Analisi a cura di Alice Blangero e @Pietro_Bell

Elaborazione dei dati di Blogmeter

Siamo oramai arrivati agli sgoccioli della corsa per le elezioni che più di tutte tengono il mondo con il fiato sospeso. Come abbiamo visto nelle puntate precedenti del nostro appuntamento settimanale, la campagna per le presidenziali 2020 non è solo la più social di sempre, ma si potrebbe definire una vera e propria chiamata alle armi per cercare di ottenere quanti più voti possibili, sfruttando tutti gli strumenti a disposizione, anche quelli a cui noi europei siamo meno abituati. Dopo aver analizzato nel dettaglio le metriche più analitiche di entrambi i candidati alla presidenza (fanbase, volumi di interazioni e strategie di advertising), così come i messaggi per raggiungere “l’America diversa”, abbiamo raccolto gli ultimi colpi di coda che, nel bene o nel male, avranno un impatto sul risultato elettorale.

Early voting, che successo!

Mentre scriviamo questa analisi manca esattamente una settimana al voto americano e a prescindere dal risultato effettivo che incoronerà il 46esimo Presidente degli Stati Uniti esiste già un protagonista: l’early vote, il voto anticipato.

Questa procedura, preferita quest’anno in particolare a causa della diffusione del Covid-19 e per scongiurare eventuali assembramenti il giorno effettivo del voto, ha permesso a oltre 60 milioni di americani di votare via posta o recandosi personalmente alle urne già aperte per un periodo di tempo variabile per ogni stato federale – se previsto – prima del tradizionale “primo martedì dopo il primo lunedì nel mese di novembre”. L’early vote è diventato ovviamente anche un hashtag che ha avuto un discreto successo social: #voteearly 968.900 menzioni e 2.800 milioni di interazioni.

Sono quindi tantissimi gli americani che hanno deciso di esprimere la propria preferenza tramite questa modalità, che ad oggi avrebbe mostrato una maggiore propensione al suo utilizzo da parte dell’elettorato democratico, con un distacco di circa 20 punti percentuali sugli elettori repubblicani. Questa tendenza è spiegata dal maggior attivismo da parte del Partito Democratico nei confronti della chiamata al voto del proprio elettorato. Ne è un esempio il lancio della campagna “I Will Vote“, il cui hashtag negli ultimi sei mesi ha ottenuto, solo su Twitter, 87.500 menzioni per un volume di engagement pari a 458.000 interazioni. 

Inoltre non è un segreto che una piccola parte dell’elettorato repubblicano abbia perso fiducia nei confronti del Presidente Trump, complice la pessima gestione della pandemia, e quindi può essere che in questa tornata non rivoterà per lui. In ogni caso le precedenti elezioni del 2016 ci hanno insegnato una cosa che dobbiamo tenere a mente da qui al 3 novembre: tutte le previsioni, numeri alla mano, potrebbero vanificarsi.

Tic Toc: è tempo di endorsement

Ogni campagna presidenziale che si rispetti è anticipata da un periodo di uscite pubbliche in cui le varie anime della nazione decidono di dare pubblicamente il proprio appoggio ad un candidato alla presidenza. Gli endorsement permettono di rafforzare la reputazione e il posizionamento del candidato, di concedergli visibilità, di legittimare la sua persona così come le sue proposte programmatiche e di influenzare l’opinione pubblica. La validità dello strumento degli endorsement non si discute, tuttavia è veramente difficile stimarne l’impatto in termini di voti effettivi.

Gli endorsement più classici sono quelli che arrivano dagli esponenti del Partito di appartenenza, come quelli dei democratici Pete Buttigieg ed Amy Klobuchar per Biden (per non citare quello conosciutissimo dell’amico e collega Obama) e dei repubblicani Steve Scalise e Nikki Haley per Trump, ma non sono i soli. Anzi, negli Stati Uniti è molto comune che anche attori, cantanti e sportivi si schierino apertamente dalla parte di un candidato alla presidenza, manifestando il loro sostegno soprattutto sulle piattaforme social. 

Jennifer Aniston, Katy Perry, Cher, Taylor Swift, Ariana Grande, Jennifer Lawrence, Tom Hanks, Bruce Springsteen, Hailey Baldwin, Bilie Eilish, Cardi B e Jennifer Lopez sono solo alcuni dei tanti nomi noti americani che hanno scelto di associare il proprio volto al voto per Joe Biden. I loro account social, infatti, pullulano di endorsement, dai più tradizionali appelli al voto a vere e proprie campagne di fundraising, fino ad inserire nella propria bio di Instagram le informazioni per iscriversi alle liste elettorali.

Se tracciare le celebrities che sostengono Biden è decisamente semplice, più complicato invece identificare i supporters “famosi” di Trump, che comunque non mancano. John Voight (padre di Angelina Jolie) per esempio, ha recentemente pubblicato sul suo account Twitter un video in cui ha chiamato Joe Biden “evil”, dando il suo pieno supporto a Trump come nel 2016. Anche il rapper 50 Cent ha twittato diverse volte a favore dell’attuale presidente, in particolare contro il Tax Plan di Biden. Tra i fan di Donald Trump troviamo anche Johnny Rotten, l’ex cantante dei Sex Pistols ora cittadino americano, che senza giri di parole ha definito Biden “inadatto” in un’intervista al The Guardian.

Gli endorsement non mancano neanche se si guarda ai principali giornali americani. Primo su tutti il New York Times, che in lungo editoriale ha spiegato perché Biden è “il leader di cui la nostra nazione – gli Stati Uniti – ha bisogno ora”. Sulla stessa linea anche il New Yorker, l’Houston Chronicle, il Washington Post, famoso avamposto anti Trump, e Usa Today. Tra tutte le riviste che hanno scelto di appoggiare Biden, spicca la presa di posizione di Scientific American, non tanto per i toni, ma perché in 175 anni di storia non aveva mai appoggiato un candidato alla presidenza.

A favore di Trump si è schierato il Las Vegas Review Journal, il New York Post, il Colorado Spring Gazette, The Spokesman Review e ovviamente l’emittente televisiva Fox News, alla quale fa da controcanto la Cnn.

Esplorare tutti gli orizzonti possibili: il caso Twitch


Il 19 ottobre Alexandria Ocasio Cortez ha invitato con un tweet i suoi follower a seguirla mentre giocava al popolare Among Us in streaming su Twitch, alimentando le curiosità e il dibattitto intorno alla piattaforma nata nel 2011 e comprata nel 2014 da Amazon. Perché lo ha fatto? La risposta è facile: per incoraggiare gli elettori più giovani a votare alle prossime elezioni presidenziali, utilizzando una piattaforma che è sempre più appealing tra le nuove generazioni.

Come ha spiegato la stessa AOC alla CNN, l’idea era quella di utilizzare Twitch come parte di una strategia di mobilitazione, con l’obiettivo di convogliare il traffico generato dalla diretta verso il sito I Will Vote (di cui abbiamo parlato poco fa). La diretta è stata seguita da oltre mezzo milione di utenti ed è stata riguardata da 5 milioni di persone, generando un impatto significativo sul numero di registrazioni alla piattaforma.


Non è la prima volta che Twitch viene utilizzato dai politici durante una campagna elettorale, Andrew Young, infatti, è stato il primo candidato alla presidenza a creare un account nel 2018, venendo poi seguito da altri, come Bernie Sanders e lo stesso Donald Trump.  L’utilizzo di questa piattaforma di streaming per fare comunicazione politica è quindi una tendenza abbastanza recente, ma molto efficacie, in particolare per arrivare ad un determinato tipo di target meno sensibile e abituato ai messaggi più tradizionali. Se il suo trend continuerà a crescere, In futuro sarà sicuramente necessario tenerla sempre più in considerazione.


Conclusioni

L’early vote sta fornendo una fotografia parziale delle preferenze degli americani, ma non dobbiamo dimenticarci che da qui al 3 novembre tutto potrebbe cambiare e che con tutta probabilità dovremo aspettare il giorno dopo per sapere chi sarà eletto Presidente degli Stati Uniti. Anche gli endorsement stanno facendo il loro corso e se da un lato stanno sicuramente sensibilizzando gli elettori, dall’altro è necessario tenere a mente che per come è strutturato il sistema elettorale americano i voti che contano sono quelli dei grandi elettori. Infine, è vero che tutte le piattaforme social, comprese quelle di streaming, contribuiscono all’efficacia delle campagne elettorali, ma i voti liquidi sono un’altra cosa, soprattutto in un momento storico come questo.
La lunga e difficile corsa per la presidenza americana sta giungendo a termine, ci sentiamo la prossima settimana con tutti i nostri highlights e per discutere insieme della vittoria del nuovo, o stesso, Presidente degli Stati Uniti.

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