La politica italiana su TikTok

  • TikTok è uno dei social più popolari tra i giovani e sembra avere il potenziale per essere una nuova frontiera per la politica
  • Quali sono i politici italiani presenti su TikTok?
  • E come utilizzano i loro profili? Quali contenuti condividono?

Qualche premessa

Un social non solo di musichette”, per parafrasare una famosa frase della serie tv italiana Boris.

Come spesso accade quando siamo di fronte a un nuovo strumento di comunicazione, l’atteggiamento dominante è sottovalutarne le potenzialità e pensare che non farà la differenza, per poi scoprire, invece, che può farla eccome. In questo caso stiamo parlando di TikTok, la piattaforma nata in Cina per la condivisione di video brevi, divertenti e amatoriali, che sembra avere il potenziale per essere una nuova frontiera per la politica.

Casa della Generazione Z, dove la metà degli utenti ha un’età compresa fra i 18 e i 24 anni, durante il lockdown è stata l’app più scaricata nel mondo, ma soprattutto si è trasformata da luogo in cui condividere balletti e “lip sync battle” a strumento per raccontare storie e mostrare la propria militanza. In Italia i ragazzi lo hanno utilizzato per condividere i paradossi e le contraddizioni della didattica a distanza, fare challenge sulla quarantena e sensibilizzare sul tema della sostenibilità ambientale; in America per accendere i riflettori sulle discriminazioni ai danni della minoranza afroamericana dopo l’uccisione di George Floyd e documentare le manifestazioni anti razziste (l’hashtag #BlackLivesMatter ha totalizzato oltre 31 miliardi di visualizzazioni) e, negli ultimi mesi in tutto il mondo, per fare informazione (e spesso anche propaganda) sul conflitto russo – ucraino.

La nuova generazione si interessa all’ambiente, ai diritti e commenta la politica e l’attualità. Ma perché proprio su TikTok? Innanzitutto, se i giovani scelgono questa piattaforma per informarsi è per via di una maggiore affinità di valori e priorità, oltre che di linguaggio, rispetto ai media tradizionali. Il suo successo, tuttavia, deriva senz’altro anche dalle caratteristiche intrinseche alla piattaforma: da un lato permette di modificare un video con parole e immagini rafforzando il messaggio, dall’altro ha un algoritmo che consente anche a chi ha pochi follower di generare milioni di visualizzazioni e uscire dalla propria “camera d’eco”, poiché suggerisce i video non solo in base all’engagement ricevuto, ma anche al tipo di dispositivo che si possiede, alle didascalie, agli hashtag e alle canzoni utilizzate.

In definitiva, TikTok è uno strumento promettente per innovare la strategia comunicativa e ampliare il proprio bacino elettorale, ma introduce anche campi e codici nuovi per i politici: come si può comunicare la politica in 60 secondi? Alcuni politici hanno già provato a cogliere questa opportunità: basti pensare alle ultime presidenziali francesi, in particolare a Jean – Luc Melenchòn e ai suoi 2 milioni di follower; al caso di Rodolfo Hernandez, definito “Il Re di Tik Tok” e candidato outsider al ballottaggio per la presidenza della Colombia grazie a una campagna elettorale social; e ancora, al Presidente di El Salvador Nayib Bukele e al Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu. E in Italia?

TikTok, ultima frontiera della caccia al voto in Italia?

In Italia TikTok raggiunge gli oltre 5 milioni di utenti e 7 iscritti su 10 hanno meno di 24 anni ma i soli che sembrano aver preso sul serio questi potenziali nuovi elettori, per adesso, sono Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Giuseppe Conte, unici attori politici presenti sulla piattaforma.

Tra i diversi leader del panorama politico italiano, Matteo Salvini è considerato un chiaro esempio di efficacia comunicativa. In particolare, una parte importante della sua strategia passa dall’utilizzo quotidiano dei social network, e anche nel caso di TikTok conferma la sua capacità di saper adoperare questo strumento. Salvini apre il proprio canale TikTok nel gennaio 2020 ed è il primo attore politico italiano ad utilizzare la piattaforma. All’apertura del profilo però, la sua presenza non fu accolta con particolare calore dal giovane mondo di TikTok – visto come un luogo sicuro dai “boomer” e dalla politica – al punto che moltissimi utenti gli chiesero di abbandonare il social con l’hashtag #fuorilapoliticadatiktok. Queste difficoltà iniziali sembrano almeno in parte arginate ed ad oggi conta 415.500 follower con circa 25 mila like e 146 mila visualizzazioni, in media per ogni video. Ciò nonostante, i numeri che il leader del Carroccio raggiunge su TikTok restano inferiori rispetto alle performance delle altre piattaforme e permangono interazioni piuttosto negative ai suoi contenuti, come critiche e commenti di derisione ai suoi video. La comunicazione adottata fino a questo momento prevede di coniugare il racconto delle attività politiche e il rilancio delle proprie presenze mediatiche con aneddoti di vita privata. L’interconnessione tra vita offline e online, insieme ad un uso nel complesso corretto della piattaforma dal punto di vista tecnico, rendono – al netto delle polemiche – apparentemente efficace la strategia del leader della Lega: brevità dei video, utilizzo di canzoni e hashtag di tendenza, toni polarizzanti e individuazione di antagonisti definiti e riconoscibili. Questi contenuti, che non si trovano sugli altri social network, sono senz’altro adeguati alla piattaforma in questione: da un lato, cercano di parlare all’audience di TikTok, e dall’altra, di mobilitare e responsabilizzare i propri follower, cercando un contatto continuo con loro e riaffermando la sua leadership anche sui social. 

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Sull’onda del successo del remix “Io sono Giorgia”, Giorgia Meloni approda su TikTok a fine 2019, salvo abbandonare la piattaforma dopo meno di un mese, e riprovarci a febbraio 2022. Nonostante le sue capacità comunicative, la leader di Fratelli d’Italia non sembra nemmeno stavolta riuscire ad usare un mezzo tanto versatile. Non che questo sia un segnale di scarso appeal della Meloni sui giovani, ma il suo modo di stare su TikTok non aiuta a raggiungere particolare visibilità presso questo nuovo pubblico: contenuti eccessivamente propagandistici, improntati alla politica – come nel caso della Conferenza programmatica di Milano – e alla cronaca, video lunghi, parlati e senza canzoni non sono infatti in linea con gli interessi di chi usa questa piattaforma. Se Giorgia Meloni ha dimostrato spesso di essere una leader capace di comunicare e farsi spazio tra i sondaggi, in questo caso la riproposta degli stessi format e video di Facebook e Instagram, che mal si prestano alle caratteristiche di TikTok tanto sul piano del metodo che del contenuto, non le permette di sfruttare a pieno le potenzialità del social. Persino i numeri lo confermano: ad ora il suo profilo ufficiale conta 61.700 follower con, in media, circa 700 like e 10 mila visualizzazioni.

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Infine, l’ultimo leader sbarcato su TikTok è Giuseppe Conte (fine aprile 2022) e sembra mettercela davvero tutta per parlare alle nuove generazioni con il linguaggio che a loro appartiene. Il suo profilo conta 51.600 follower ed ha, in media, 7.500 like e 76 mila visualizzazioni, con un trend in continua crescita. Quello di Conte sembra essere un vero e proprio tentativo di posizionamento, comunicando la politica in modo leggero e quotidiano, con video brevi in cui si mostra dialogare tra i giovani o si rivolge direttamente a loro tramite appelli e call to action, e con incursioni puntuali nell’attualità, come sul salario minimo o sul caso dell’imprenditrice Elisabetta Franchi. Conte sembrerebbe aver compreso che un social network frequentato dai giovani, che basa sulla personalizzazione dell’esperienza il suo fattore distintivo, non può essere analizzato con gli stessi criteri di Facebook e Instagram: chi intende porsi come politico su TikTok deve confrontarsi con un ambiente in cui ci sono culture nuove e alternative, che non prestano attenzione al linguaggio politico tradizionale dei meme e dei talk show. 

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Tra i primi tentativi e l’assenza dei leader di centrosinistra

Considerato ancora da molti “il social dei ragazzini che ballano”, TikTok sembra in realtà dimostrare che la leggerezza dei contenuti presenti sulla piattaforma non impedisca l’organizzazione di forme di attivismo politico. Anzi, permette ai giovani di collegarsi tra loro usando hashtag, danze, colonne sonore virali e abilitando la loro espressione politica collettiva. Tuttavia TikTok non si usa come Facebook o Instagram e la natura del suo intrattenimento ne rende difficile un uso politico in senso classico: serve un nuovo modo di fare e comunicare la politica sul social. Un modo che non sia un’imitazione dei giovani utenti, ma che riduca la distanza tra il politico e il suo potenziale elettore, rispondendo alla necessità di un linguaggio popolare e virale, tipico di TikTok. 

Mentre Salvini e Conte sembrano tentare questa direzione, Meloni appare legata ad un immaginario comunicativo più istituzionale, che punta su prestigio, competenze e autorità e che poco si adegua al nuovo social. Non sappiamo quale sarà la strategia vincente, tuttavia alcune recenti esperienze elettorali hanno mostrato l’importanza di presidiare questo anche Tik Tok per conquistare il voto dei più giovani. Una domanda allora sorge spontanea, anche in vista dell’appuntamento elettorale del 2023: e il centrosinistra? È infatti importante sottolineare che nessun esponente del centrosinistra è presente sulla piattaforma. La difficoltà di intercettare i giovani e di stare al passo coi tempi della comunicazione, soprattutto da parte del Partito Democratico, è cosa nota. Con la Segreteria di Enrico Letta si è però rinnovata l’attenzione verso i giovani, con un’identità di partito che vuole ricostruirsi soprattutto nel rapporto con essi. Ne sono un esempio le proposte politiche a loro rivolte, come lo Ius soli e il voto ai sedicenni, e la squadra di ragazzi che si è portato con sé dalla scuola di Parigi. Perciò, visti gli ultimi sviluppi della piattaforma e l’interesse da parte del leader dem nel coinvolgimento dei giovani, sembrerebbe auspicabile in futuro, per comunicare ancora meglio con questo segmento, individuare una forma, anche indiretta, per esserci.

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