Identità, dialogo e giovani: un anno di Enrico Letta Segretario

Analisi a cura di Alice Blangero e Daniele Villa. Supervisione di Pietro Raffa.

Lo scorso 16 marzo la segreteria di Enrico Letta ha compiuto un anno di vita. In un contesto in cui l’agenda politica italiana è passata dalla gestione della campagna vaccinale alla ripartenza post-pandemica anche grazie ai fondi del PNRR e infine alla crisi energetica e militare scaturite dal conflitto tra Russia e Ucraina alle porte d’Europa, abbiamo analizzato la presenza online, social e web, dell’ex Premier cercando di evidenziare gli aspetti inediti della sua “nuova” leadership.

Il mantra della forza responsabile

A livello politico, la segreteria di Letta si è contraddistinta, da subito, per l’impegno su alcuni temi che da tempo stanno a cuore all’elettorato del Pd e, più in generale, ai sostenitori del centrosinistra.

Tra questi il voto ai sedicenni, la dote di 10.000 euro ai 18enni attraverso la tassa di successione, lo ius soli, la legge per contrastare l’omotransfobia, quella sulla parità salariale e sul fine vita. A prescindere dagli ostacoli sul percorso, piccoli o grandi che siano, è indubbio che la direzione del percorso tracciata da Letta sia chiara. Non vanno tuttavia trascurati gli elementi di complessità derivanti dalle istanze sollevate dalle correnti di partito e dalle issue poste in agenda dalle altre forze politiche.

Per il nuovo Segretario la partita è improntata su uno spirito di allargamento e lo si può notare anche nella sua volontà di dialogare con  tutte quelle forze politiche che potrebbero orbitare intorno al PD, dai Cinque Stelle a LEU fino ai Riformisti (Italia Viva, Azione e PiùEuropa). “Apriamo le porte e vinciamo le elezioni” è, non a caso, la frase con cui ha inaugurato la sua segreteria, spirito che ha sempre mantenuto senza mai far mancare un appoggio costante al Governo guidato da Mario Draghi. Un altro elemento che fornisce un quadro ancora più completo della volontà di Letta sono le Agorà Democratiche, lo strumento di democrazia partecipativa che ha l’obiettivo finale di elaborare dal basso diverse proposte di legge. 

Il risultato di questo mix ha contribuito al significativo risultato elettorale delle ultime elezioni amministrative, dove il Partito Democratico ha registrato risultati importanti specialmente a Milano, Torino e Roma.

Tra le ultime sfide, certamente non per importanza, quella per eleggere l’inquilino del colle più alto di Roma. Infatti, l’elezione del Presidente della Repubblica è sempre stata una partita ostica per i leader politici del nostro Paese, un appuntamento capace di mettere in crisi anche le leadership più forti e sicure. Così, nella rielezione a capo dello Stato di Sergio Mattarella, Enrico Letta non ne è uscito come vincitore assoluto, ma neanche da perdente: è stato abile a leggere le evoluzioni delle trattative e i moti spontanei delle forze parlamentari per sostenere il nome di Mattarella nel momento giusto della partita.

Il posizionamento sui social

#IocisonoPD. Queste le parole con cui, un anno fa, Enrico Letta ha annunciato la sua disponibilità a guidare il Partito Democratico, compito non facile per qualsiasi aspirante leader del centrosinistra. Basti pensare che alla guida del PD negli ultimi quindici anni si sono alternati ben undici segretari, nove se si escludono gli interim. Per una valutazione complessiva della comunicazione social di questa segreteria abbiamo preso in considerazione i suoi profili sulle piattaforme che più utilizza in maniera “originale”, ovvero Twitter e Instagram.

Ad oggi, dall’apertura del profilo, la presenza su Twitter del Segretario del Partito Democratico vanta 670.271 followers, 27.231 like per un complessivo di 16.792 tweet.

Anche la content strategy adottata è in linea con lo stile di leadership “corale” del Segretario: accanto a contenuti originali non mancano infatti retweet di compagni di partito, di figure di primo piano della politica europea, dei post condivisi dalla pagina ufficiale del Partito Democratico e di stakeholder istituzionali di varia natura a seconda della tematica affrontata. 

Parlare a tutti e con tutti, a seconda della issue: una strategia che sembra funzionare, data la crescita costante della fanbase registrata a partire da marzo 2021.

Su Instagram il Segretario ha una pagina ufficiale da 74.067 follower e 1.367 post pubblicati. La strategia di pubblicazione di contenuti al momento non è focalizzata su un uso persistente dell’immagine del leader, ma al contrario si concentra sulla condivisione di contenuti grafici come card, tweet e foto di repertorio di manifestazioni o eventi rilevanti per il posizionamento del PD.

Anche in questo caso osservando l’andamento della crescita del numero di follower si può notare che il picco di crescita più significativo si è registrato a marzo 2021, in occasione della sua nomina a Segretario. Al momento rispetto alle sue prese di posizione pubbliche o alle issue trattate, nessun’altra battaglia politica ha portato una mole paragonabile di nuovi follower.

Un anno di “Enrico Letta” sul web

Perfino all’interno del dibattito online in generale la copertura di questi 12 mesi è degna di nota: in questo primo anno le menzioni sul Segretario sono state 294.400, generando 6.300.000 interazioni.

Analizzando il parlato in rete che lo riguarda direttamente, si individuano cinque momenti di massima rilevanza mediatica:

  1. Il sostegno alla candidatura di Roberto Gualtieri a Sindaco di Roma (15 – 21 marzo 2021);
  2. La presenza alla manifestazione pro-Israele a Roma con Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maria Elena Boschi (10 – 16 maggio 2021);
  3. Il parere favorevole all’ipotesi di obbligo vaccinale (4 – 10 ottobre 2021);
  4. L’elezione del Presidente della Repubblica (24 – 30 gennaio 2022) – picco più importante;
  5. La posizione netta a favore dell’Ucraina nel conflitto con la Russia (21 – 27 febbraio 2022).


Tra le parole maggiormente associate alle conversazioni relative al Segretario Dem emergono termini interessanti relativi al suo posizionamento politico e alla linea che in questi 12 mesi la sua segreteria ha cercato di dare al Partito Democratico. In primis la parola chiave “Draghi” attesta il clima di leale collaborazione tra il PD e il Governo dell’attuale Premier, mentre invece “Conte” e “m5s” testimoniano gli sforzi del Segretario per la tessitura di un campo largo di alleanze che coinvolgano anche il MoVimento 5 Stelle.

Una squadra di giovani

​​Nelle diverse valutazioni rispetto al primo anniversario della segreteria Letta, va tenuto in considerazione un ulteriore fattore, sicuramente meno politico in senso stretto. Ed è il seguente: la forza di Enrico Letta sta probabilmente anche nella sua capacità di aver costruito dal 2015 una squadra di giovani sensibili al concetto di prendersi cura della cosa pubblica, sotto diversi punti di vista. Infatti, pochi anni prima di lasciare l’Italia – e di conseguenza i ruoli politico-istituzionali – per andare ad insegnare nella prestigiosa Università di Science PO a Parigi, fondava la sua Scuola di Politiche con l’obiettivo di formare giovani tra i 18 e i 26 anni. Una scuola slegata dalle dinamiche tradizionali delle conosciute scuole di partito, in grado di coinvolgere ogni anno 100 ragazzi interessati a diventare “attori di innovazione nella vita professionale, civile e politica e a dedicare parte del loro tempo alla vita pubblica e istituzionale con competenza e rigore etico”.

Con questa intuizione Letta ha quindi scelto di non essere solo un leader, bensì un mentore, rispondendo all’esigenza delle nuove generazioni di avere dei modelli positivi a cui ispirarsi. Insomma: a differenza di altri segretari, è stato capace di creare nel tempo una vera e propria community di giovani supporter che apprezzano la sua figura poiché ritenuta competente e affidabile, più libera da quelle ambizioni meramente personali che hanno contribuito alla disaffezione dalla sfera politica specialmente delle nuove generazioni. Non solo, l’interesse nei confronti dei giovani è diventato ancora più credibile quando ha scelto di portare con sé una squadra di ragazzi da Parigi al Nazareno, gli stessi che ha definito essere “il suo cervello”.

Quali sono, in sintesi, gli elementi oggettivi di analisi e spunti su questo nuovo corso del Partito Democratico influenzato dalla nuova segreteria a firma Enrico Letta? Sicuramente una forte identità progressista, il dialogo costante con le altre forze del centrosinistra e l’attenzione ai giovani, elementi posizionanti ripresi coerentemente anche dalla comunicazione online del Segretario e del partito. L’agenda pubblica di questi ultimi 12 mesi è stata fitta di appuntamenti, sfide e issue a cui il PD non si è mai sottratto, anzi. Anche se non sempre è riuscito a generare conversazioni online quantitativamente rilevanti, tramite le sue proposte il Partito Democratico ha cercato di dettare la sua narrazione e le sue priorità nel dibattito pubblico e imporre temi anziché subirli è l’atteggiamento migliore per galvanizzare la propria base.

Citando Enrico Letta, per “vincere le elezioni” bisogna passare anche da qui.  

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