I politici italiani e la liberazione di Silvia Romano. Le reazioni sui social

 

Venerdì 8 maggio dopo 18 mesi di prigionia viene librata a 30 km da Mogadiscio Silvia Romano, la cooperante milanese rapita il 20 novembre 2018 a Chakama in Kenya. In Italia la notizia arriva il giorno dopo e il primo a darla è il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte con un tweet che ottiene più di 66 mila interazioni, nel quale ringrazia tutte le donne e gli uomini dell’Intelligence per aver portato a termine un’operazione lunga e delicata.

L’annuncio della liberazione arriva intorno alle 17:20 di sabato 9 maggio e da quel momento in poi in rete si scatena un acceso dibattito intorno al quale si registrano, nell’arco dell’ultima settimana, 218.700 citazioni con un volume di engagement di ben 9,3 milioni di interazioni. Il solo hashtag #SilviaRomano viene utilizzato sui social 229.800 volte con circa 2 milioni di interazioni e rimane tra i trending topic per tutta la settimana, con dei picchi tra le giornate di sabato e domenica quando alla liberazione segue il rientro in Italia.
In un primo momento la gioia per il lieto fine della vicenda è praticamente comune: i contenuti pubblicati sui social coinvolgono non solo la politica e il Presidente della Repubblica, ma anche il mondo della musica, del giornalismo e dello spettacolo. Le uscite online che registrano più condivisioni sono gli articoli di Ansa (341 mila) di Open (229 mila) e del Corriere della Sera (233 mila). Tra tutti i messaggi pubblicati spicca quello di Pippo Civati, il cui impegno costante nel ricordare Silvia con un pensiero sui social ogni giorno per 18 mesi è riconosciuto da tutta la rete.

EVVIVA!!! Silvia Romano è LIBERA!

Pubblicato da Lorenzo Jovanotti Cherubini su Sabato 9 maggio 2020

Il clima di gioia per un evento tanto atteso cambia già domenica 10 maggio quando Silvia Romano rientra in Italia e le immagini del suo arrivo all’aeroporto di Ciampino sono trasmesse in diretta. L’incontro con il Presidente Conte e il Ministro degli esteri Di Maio e l’abbraccio con la famiglia, diventano così il commovente sfondo di una tempesta di attacchi contro la sua conversione all’islam e il riscatto pagato per garantire la sua salvezza.
Infatti, mentre i Pm della Procura di Roma aprono un fascicolo per sequestro di persona per finalità di terrorismo, sui social e non solo si scatena una polemica di insulti e minacce. La situazione è così grave che quando Silvia Romano torna a Milano, il responsabile dell’antiterrorismo milanese Alberto Nobili decide di aprire un’inchiesta per minacce aggravate e di valutare le modalità di tutela per la cooperante.
I primi casi noti di ingiurie contro Silvia Romano arrivano dalla politica locale, nel caso dell’Assessore Nico Basso del Comune di Asolo nel trevisano e del Consigliere abruzzese Simone Angelosante che affidano ai social post molto violenti.

La polemica però non risparmia neanche gli scranni del Parlamento. Infatti, nella giornata di mercoledì 13 maggio durante la seduta della Camera, il deputato leghista Alessandro Pagano definisce Silvia Romano “neo-terrorista”, scatenando una vera e propria bagarre in aula. Il deputato viene ripreso immediatamente dalla Vicepresidente della Camera Mara Carfagna, che poco dopo pubblica un post su Facebook in cui definisce le parole di Pagano inaccettabili (3.143 interazioni). Contro di lui anche Di Maio che chiedendo rispetto per Silvia e la sua famiglia afferma che “La politica non può scendere così in basso, la politica deve essere un esempio per il popolo e ogni parlamentare ha il dovere di rispettare i cittadini italiani perché li rappresenta” (68.503 interazioni). Gli stessi sentimenti di indignazione sono espressi sui social anche dal Presidente della Camera Roberto Fico e da Laura Boldrini.

Provo forte imbarazzo per le parole pronunciate oggi alla Camera da un Deputato della Repubblica Italiana. Quelle parole…

Pubblicato da Luigi Di Maio su Mercoledì 13 maggio 2020

Se la maggioranza vede la liberazione di Silvia Romano come un evento di speranza e gioia in uno dei momenti più tragici nella storia del nostro Paese, le opposizioni continuano a fare riferimento, direttamente o indirettamente, ai temi del riscatto e della conversione all’islam, seppur con toni meno veementi rispetto a quelli usati da Pagano. Lo stesso Matteo Salvini prende le distanze dalle parole del suo deputato chiedendo ai suoi seguaci di lasciare stare Silvia con un post su Instagram da 79 mila interazioni, perché il vero nemico della libertà è “l’islam fanatico, integralista, violento, assassino”.
A farne una “battaglia religiosa” è anche Giorgia Meloni che, a differenza di Salvini, già il giorno dopo la liberazione aveva chiesto al Governo di mobilitarsi per non far passare il messaggio che “rapire un connazionale sia un affare per i terroristi”, e pochi giorni dopo continua a battere sull’argomento con un video su Facebook nel quale dubita della conversione spontanea della cooperante (449.445 visualizzazioni e 33.738).

Il profilo Facebook di Silvia Romano è stato bersaglio di insulti molto violenti e per tutelare la sua incolumità la privacy dell’account è stata ristretta.

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