DDL Zan – Il peso dell’influencer

Analisi a cura di Emanuele Bucci, elaborazione dati di Enrico Maria Longo. Supervisione di Pietro Raffa

  • Il DDL Zan è stata la proposta di legge più discussa negli ultimi mesi, soprattutto da parte di esponenti della cultura POP italiana
  • La proposta di legge sembrava potesse finalmente passare, dopo anni di ostruzionismo, quando nell’estate 2020 venne approvata dalla Camera dei Deputati
  • Con l’approdo al Senato il percorso del DDL Zan è rallentato. Ed è qui che sono intervenuti gli influencer e, in prima linea, il rapper Fedez


La Storia

La lunga battaglia per portare in Italia una legge volta a proteggere dai crimini d’odio contro minoranze discriminate per il loro orientamento sessuale, genere, identità di genere e abilismo è naufragata in Senato lo scorso 28 ottobre. Questo disegno di legge è diventato oggetto di scontro pubblico negli ultimi mesi, grazie soprattutto all’azione di agenti esterni alla politica tradizionale che è stata però, alla fine, l’influenza ultima sul destino della proposta.

Il DDL Zan – che prende il nome dal primo firmatario, il deputato del PD Alessandro Zan – viene presentato nel 2018 con l’intenzione ampliare la legge Mancino, il principale strumento di lotta alle discriminazioni, per far sì che comprendesse i crimini e gli atti volti a incitare alla violenza di stampo omofobo, transfobico, di genere e disabilità.

La legge deve attendere il cambio (parziale) della maggioranza di governo per essere finalmente affidata ad una Commissione verso fine 2019, per essere poi approvata nell’estate del 2020. Dopo una prima mediazione e un successivo passaggio alla Camera – dove il disegno viene approvato con 265 voti a favore -, scivola verso gli ultimi posti tra le priorità del Senato (questo nel corso della seconda ondata Covid) finché le pressioni da parte della società e dei social non si sono fatte troppo intense e hanno portato la tematica DDL Zan al centro del dibattito pubblico e politico. 

I Numeri

Il termine DDL Zan nel dibattito online è stato menzionato 475.000 volte dall’inizio del 2021 ad oggi e ha ottenuto un engagement di oltre 7.000.000 e, nel corso del 2021, le uscite su siti di news, blog e su Twitter hanno accumulato un sentiment prevalentemente negativo; sono infatti il 38,75% le uscite con modo negativo sul DDL Zan e solo l’8,7% risultano positive. Ma è quando andiamo ad analizzare nel dettaglio gli articoli con più engagement che comprendiamo pienamente le ragioni del mood negativo e, allo stesso momento, la forza trainante delle conversazioni online.

L’articolo con più engagement, infatti, riguarda le parole di Fedez durante il concerto del primo maggio, momento in cui ha accusato la Rai di aver voluto modificare il suo passaggio proprio sul DDL Zan. Nello specifico l’intera top 5 delle uscite con più engagement sul tema riguardano le dichiarazioni dell’artista:

  1. «Si adegui al sistema, è inopportuno»: ecco la telefonata di fuoco tra Fedez e i vertici Rai – L’audio – Engagement 258.800 
  2. La telefonata dei dirigenti e autori Rai a Fedez: “Le chiediamo di adeguarsi a un sistema. Le citazioni con nomi e cognomi non possono essere fatte” – Engagement 97.100SS
  3. Primo maggio, Fedez contro Ostellari (Lega): «Il ddl Zan meno importante delle etichette del vino» – Engagement 70.700 
  4. Fedez pubblica la telefonata in cui la Rai prova a censurarlo: “Si adegui a un sistema” – Engagement 57.500
  5. Le bugie hanno le gambe corte. Ecco l’audio integrale fra Fedez e la Rai (53.800) 

Continuando ad esplorare tutte le uscite ci si rende conto di come il mondo dello spettacolo abbia pesantemente influenzato il volume delle conversazioni. Tra le uscite con più engagement infatti non troviamo solo articoli che riportano le parole di Fedez, ma anche altri personaggi di spicco nella cultura popolare moderna del Paese come Pippo Baudo, Claudio Amendola, Achille Lauro, Antonella Clerici e tanti altri.

Ma, nonostante le varie uscite a supporto o contro il provvedimento, quella di Fedez resta quella che ha maggiormente infiammato la discussione. Questo vale anche per le dichiarazioni sui social media; Fedez ha organizzato la prima diretta su Instagram – coinvolgendo il suo enorme seguito di 19 milioni di utenti tra tutte le piattaforme, 13 dei quali sono solo su Instagram – con il deputato del PD Zan il 4 aprile 2021 ed è proprio qui che iniziamo a notare la grande capacità di influenza degli statement del rapper sul posizionamento del tema nel dibattito online.

Il periodo che va dal 29 marzo al 4 aprile segna l’inizio di una crescita nelle menzioni del DDL Zan in rete, ed è  infatti caratterizzato dall’attività di diversi artisti come Levante, Mahmood e Gassmann, con Fedez in prima linea grazie alle sue critiche al leghista Pillon, il quale aveva appena festeggiato l’ennesimo rinvio del voto in Senato sul disegno di legge.

I successivi picchi di menzioni relative al DDL Zan mostrano un’incredibile parallelismo con i momenti di maggiore menzione del termine “Fedez”, il tutto si può notare chiaramente nel grafico. 

Quando non sono le notizie online a menzionare direttamente l’artista in relazione al disegno di legge, è l’artista stesso con i suoi post ad alto engagement a farlo, come succede nella settimana che va dal 21 al 27 giugno in cui l’artista commenta la presa di posizione del Vaticano.

È chiaro quindi come l’apporto degli influencer (in particolare degli artisti e, nel dettaglio, di Fedez) abbia influito fortemente sul volume delle pubblicazioni, delle menzioni online e dell’engagement del DDL Zan. Basti pensare che da ottobre 2020 a inizio marzo 2021 – prima di diventare l’argomento chiave di diversi personaggi dello spettacolo, “guidati” da Federico Lucia – il DDL Zan è stato menzionato online appena 10.400 volte, raccogliendo un engagement di 230.900 e, come si può notare dal grafico, non vi era alcuna correlazione tra il nome dell’artista e il disegno di legge.

Conclusioni

La pressione mediatica spinta dagli artisti italiani ha contribuito a influenzare le conversazioni online e le intenzioni dei decisori pubblici? Analizzando il volume e il mood di queste conversazioni, notiamo come le percentuali restano pressoché invariate rispetto all’aumento delle menzioni e dell’engagement, ma varia il piano della discussione: si passa infatti da questioni tecniche/politiche nel periodo pre-influencer e questioni etiche, di diritti e di società in quello post-influencer.

Le questioni tecnico-politiche, “di palazzo” come direbbe proprio l’artista sposato con Chiara Ferragni, hanno alla fine avuto la meglio e del disegno di legge non se ne parlerà – almeno nelle aule – per almeno 6 mesi, questa è l’unica certezza. L’ulteriore dato certo è che il periodo analizzato prima che gli influencer intervenissero in maniera così decisa nel dibattito pubblico ha sì portato meno engagement, ma anche più risultati politici concreti.

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