Corte Suprema e aborto: la reazione del web in Italia

La corte suprema statunitense, il 24 giugno scorso, ha abolito la storica sentenza Roe v. Wade con cui nel 1973 la stessa Corte aveva legalizzato l’aborto negli Usa; una decisione che ha provocato un vero terremoto nell’ordinamento giudiziario e politico statunitense. A livello nazionale, quindi, il diritto all’aborto non trova più alcun riferimento normativo, d’ora in poi saranno i singoli Stati a decidere come regolare la materia.

La sentenza ha generato un ampio dibattito in Italia, evidenziando il timore reale e concreto di perdere un diritto già acquisito da tempo. Nel nostro Paese, infatti, da più di quarant’anni la legge 194 permette l’interruzione volontaria di gravidanza e si può dire che il bilancio di attuazione di questo dispositivo legislativo sia complessivamente positivo, con un trend in costante diminuzione: se nel 1982 il tasso di abortività era di 17.2 ogni 1.000 donne di 15-49 anni, nel 2020 è il 5.4, senza contare che il dato italiano è tra i valori più bassi a livello internazionale.

L’analisi del dibattito

Come accennato, all’indomani della storica sentenza della Corte Suprema statunitense in materia di aborto, anche in Italia c’è un fiume in piena di dissenso, stupore e paura. Nell’arco dell’ultimo mese (18 giugno  – 18 luglio) il tema è stato al centro di oltre 223 mila conversazioni online, collezionando un volume di engagement di oltre 2 milioni di interazioni
Ed è soprattutto Twitter l’arena prediletta da oltre 15 mila italiani che, nel giro di poche ora dalla diffusione della notizia, mandano l’#aborto in trending topic. Con 197 mila menzioni della issue aborto – o di termini e # strettamente correlati – i cinguetti nostrani superano il milione di interazioni tra like, commenti e condivisioni, coinvolgendo una trasversale e composita platea di utenti. Caratteristica cruciale del dibattito tematico è proprio la variegata natura di figure che hanno alimentato le conversazioni online, da influencer a privati, da attori istituzionali ed associazioni, da figure emblematiche della società civile a giornalisti. Il messaggio è unico e condiviso: un passo indietro sull’aborto è un passo indietro sui diritti, in primis delle donne ma che coinvolge l’intera società

Mentre Marco Cappato, presidente dell’Associazione Luca Coscioni, pone il focus sull’opportunità di “trarre forza – da quanto accaduto in America – per non dare per scontati i diritti e per difendere l’autodeterminazione individuale”, Possibile ricorda come l’aborto sia un diritto per tutte le donne in ogni luogo del mondo. Amensty International Italia stressa invece l’urgenza di rendere l’aborto non solo legale ma anche sicuro e soprattutto accessibile e, per dare un segnale di concreta reattività, lancia un appello (firmato da quasi 26 mila persone in poche ore) al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Interazionale, al Ministro delle Pari Opportunità e al Ministro della Salute per proteggere il diritto all’Interruzione Volontaria di Gravidanza

Giornalisti e commentatori di qualunque testata, da Repubblica a Domani, da La Stampa a Oggi, concordano nel vedere quanto successo negli Stati Uniti come un campanello d’allarme che dovrebbe metterci in guardia dal dare per scontati i diritti acquisiti perché non solo le libertà conquistare sono sempre troppo fragili, ma anche perché gli assalti ai diritti civili possono arrivare in qualunque momento e da qualunque direzione.

Anche il cinema e lo sport non restano in silenzio davanti a quello che Alessandro Gassmann ha definito “il momento più buio nella storia recente della società occidentale” ricordandoci, come si legge da alcuni tweet di Claudio Marchisio, che, a prescindere dalle opinioni che si possono avere in merito, “c’è una cosa peggiore dell’aborto: l’aborto clandestino”.

Ed è proprio sul tema dell’aborto clandestino che si anima il giovane popolo di TikTok.  Virale è diventato il video (542.2K interazioni) di una studentessa universitaria, Katarina Nowack, che si è filmata acquistare online una confezione di appendiabiti di metallo per poi spedirli direttamente all’indirizzo della Corte Suprema con un messaggio “Questi sono gli strumenti di cui le donne avranno bisogno a causa del futuro che avete creato”. Gli appendiabiti sono infatti uno dei simboli della battaglia #pro-choice (# che in un mese ha raccolto quasi 5 bilioni di visualizzazioni) perché in passato utilizzati per praticare aborti clandestini, e ora al centro di moltissime manifestazioni. La reazione di TikTok non si limita dunque a protestare, lo fa con una spiccata creatività

Spopolano i trend, come la condivisione di personali esperienze di aborto per sottolineare che chiunque non si sia mai trovato – e mai si troverà – nella condizione di considerare serimanete l’interruzione volontaria di gravidanza non abbia il diritto di prendere decisioni sui corpi delle donne. Il trend in questione, per esempio, sfrutta il testo della canzone “Vent”, di Kendrick Lamar, e nelle clip compare la scritta: “Tenete le vostre leggi lontane dai nostri corpi

Ma forse il trend che ha maggiormente spopolato su TikTok è quello lanciato dalle donne canadesi le quali offrono alle sorelle americane supporto e un luogo sicuro in cui effettuare l’interruzione di gravidanza. Cominciato come una catena di donne canadesi vicino al confine con gli Stati Uniti il trend, sulle note di “Paris” dei Chainsmokers (suono utilizzato complessivamente 140 mila volte), è diventato occasione per tutto il mondo occidentale di veicolare un messaggio di sorellanza: “If we go down then we go down together. Tra le clip più virali di questo trend, con quasi 3 milioni di interazioni, c’è il video in cui le donne del Parlamento finlandese hanno mostrato la propria solidarietà alle sorelle americane.


L’analisi politica

Anche la politica nostrana ha ampiamente contribuito al dibattito tematico, con 166 stakeholder istituzionali attivamente esposti sui social e un complessivo volume di uscite che supera i 460 contenuti.

I due attori istituzionali più attivi sono stati Simone Pillon della Lega e Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana. Posizioni diametralmente opposte e un acceso confronto social hanno portato alla pubblicazione di 19 uscite ciascuno con volumi di interazioni che, complessivamente, superano le 40 mila interazioni tra visualizzazioni, condivisioni, commenti e like. Se Pillon pro vita – reclama come una vittoria la decisione della Corte Suprema americana ribadendo che l’aborto volontario non è un diritto, lo sgomento di Fratoianni pro choice – trapela da un suo post in cui si legge “E’ un attacco diretto alla libertà, alla salute e ai diritti delle donne”.

Da un’analisi dei Gruppi politici emerge che il più attivo sia stato il Partito Democratico con 51 rappresentanti all’attivo, di cui un’importante percentuale è donna: da Laura Boldrini secondo la quale la Corte Suprema ha “cancellato il diritto delle statunitensi di decidere del proprio corpo”, a Monica Cirinnà per cui “l’ottima risoluzione del Parlamento Europeo sul diritto all’interruzione di gravidanza” deve essere un gancio per inserire il diritto all’aborto nella Carta dei diritti UE. Ciò che però contraddistingue il partito sono le sei uscite social del suo segretario Enrico Letta – unico tra i leader di partito, assieme a Giuseppe Conte, ad essersi esposto online – che legge la sentenza della Corte Suprema come un mero “manifesto ideologico e lo smantellamento di uno dei principi più importanti: la laicità dello Stato”.

Significativo (con 36 attori istituzionali) anche il presidio della issue del Movimento 5 Stelle. Univoca è la condanna della Corte Suprema che ha compiuto “un salto indietro di 50 anni” e, come si legge in un post di Giuseppe Conte, “un’inammissibile deriva oscurantista che mette a rischio la libertà di scelta di ogni donna”. Il tema è per i pentastellati – ma non solo – occasione di posizionamento politico, sempre più in linea con l’Unione Europea e di distanza con la destra: “Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia fanno vedere il loro vero volto votando contro la risoluzione europea sull’aborto” (Emma Pavanelli).

Tra le fila della Lega, delle 11 figure coinvolte online, la maggior parte sono uomini e mancano dalle conversazioni le figure apicali del partito. Il Carroccio si mostra compatto nel ribadire che la vita deve essere tutelata in tutte le sue forme e che “l’aborto non deve essere considerato la prima opzione” (Giorgia Latini). L’accento viene dunque posto sul diritto alla vita inquadrato all’interno di un contesto etico e morale, piuttosto che democratico e libertario, ma è evidente che il fil rouge sia una marcata polemica nei confronti del centro sinistra e dell’Unione Europea, accusati di mercificare e ideologizzare un tema estremamente delicato

Tre sono gli elementi che emergono dal minimo dibattito (4 rappresentanti) che Fratelli d’Italia ha opportunamente contenuto in vista delle prossime elezioni: in primis la leder Giorgia Meloni non ha veicolato alcun contenuto sui propri canali social; in secondo luogo le uniche voci del partito sono state maschili; ed infine il messaggio pro vita dei Fratelli si potrebbe riassumere come “l’aborto non è un diritto universale da imporre a tutte le latitudini, va contro il concetto di vita e di famiglia e ciò che politica può e deve fare è fornire alle donne una valida alternativa” (Carlo Fidanza).

Conclusioni

L’onda del trend continua a crescere insieme alle proteste in strada. Sempre più donne decidono di esprimere la propria solidarietà e di contribuire all’esercizio di un diritto che dovrebbe essere intoccabile ma che ad oggi rischia di essere negato. Sui social si sono riversate le reazioni di varie personalità pubbliche, tra politici e celebrità, che hanno espresso tutto il loro rammarico. Anche il presidente americano si è scagliato contro la Corte Suprema”: per Biden si è trattato di una scelta “non dettata dalla Costituzione né dalla storia, ma l’esercizio di puro potere politico” e, in tal senso, ha firmato un ordine esecutivo con cui mira a tutelare il più possibile l’interruzione di gravidanza per le donne statunitensi.

L’annullamento della sentenza Roe vs. Wade ha mostrato come il rischio di perdere i diritti acquisiti sia concreto anche in un contesto democratico come quello americano.  Quanto accaduto negli USA ci serva dunque da monito: un diritto, qualunque esso sia, non deve mai darsi per scontato, va presidiato e preservato.  In questo contesto, le tecnologie digitali hanno chiaramente un impatto positivo sulle attività di mobilitazione aumentando la velocità, la portata e l’efficacia degli sforzi di comunicazione: stiamo vivendo un aumento della nostra capacità di condividere e di intraprendere azioni collettive senza precedenti, il tutto al di fuori del quadro delle istituzioni e delle organizzazioni tradizionali. È ormai sempre più evidente come il digitale rappresenti il modo in cui diamo voce alle nostre opinioni, attraverso un dialogo sempre più diretto che permette di amplificare i messaggi e creare il cambiamento.

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