L’America “diversa”: Come Trump e Biden cercano di conquistare donne, afroamericani e latini per vincere le elezioni




Analisi a cura di Giulia Signori e @Pietro_Bell

facebook trump biden
Elaborazione dati da Blogmeter

Nell’America del #MeToo e di #BlackLivesMatter, diversità e inclusione sono ormai temi che si trovano al centro del dibattito in qualsiasi settore della vita pubblica. Non è dunque una sorpresa che lo scontro elettorale più social di sempre abbia cercato di adattarsi a questo nuovo clima socio-culturale sin dalle sue primissime battute. E se Donald Trump e Joe Biden non sono, come è evidente, i candidati più adatti ad incarnare l’ideale dell’America diversa e multiculturale, sono però entrambi supportati da team di professionisti che rispecchiano le caratteristiche demografiche di tutti i segmenti di elettorato da raggiungere, come dimostrano i dati sulla diversity dei rispettivi staff.

Fra gli strumenti utilizzati per cercare il consenso di comunità specifiche di elettori, spicca indubbiamente il ricorso all’advertising sui social media, che – molto convenientemente – permette di generare annunci mirati e profilati sulla base delle caratteristiche demografiche degli utenti, come lingua, genere, localizzazione ed identità etnica. 

Questa settimana abbiamo analizzato i messaggi e i temi chiave che i due candidati stanno veicolando attraverso le loro campagne, cercando di ricostruire alcuni casi in cui Trump e Biden stanno cercando di conquistare i voti dell’America “diversa”.

E’ il corpo elettorale che cambia 

Una premessa è doverosa: la necessità di ingaggiare settori di popolazione diversi dal classico “white straight man” nasce, ancor prima che da esigenze di giustizia sociale o di politically correctness, da una questione banalmente demografica. Se, infatti, solo nel 2010, la maggioranza del corpo elettorale era composta da elettori bianchi non ispanici senza un diploma universitario (51.0%), già nel 2018 questo blocco elettorale si era ridotto al 44.6% di tutti gli elettori, al contempo che i blocchi elettorali degli ispanici, americani di origine asiatica e i neri americani continuavano a crescere. In altre parole, il corpo elettorale di queste elezioni sarà il più eterogeneo e meglio educato nella storia degli Stati Uniti. E la quota ispanica, oggi il 12.7% dell’elettorato totale, sarà probabilmente decisiva in alcuni degli stati più combattuti, come la Florida e l’Arizona, dove gode di un’incidenza elettorale ancora più consistente. 

Il modo in cui questi cambiamenti demografici influenzeranno i risultati delle elezioni presidenziali di quest’anno dipenderà in gran parte dalle strategie messe in campo dai due candidati per includere ciascuna delle comunità etniche minoritarie all’interno della rispettiva elettorale. Se infatti elettori neri, ispanici e asiatici sono tradizionalmente associati all’influenza predominante del partito democratico, è pur vero che questi gruppi razziali ed etnici non sono affatto monolitici e che esiste una grande diversità di opinioni ed esperienze al loro interno, molte volte legata al paese di origine. 

percentuale bianchi in usa
Corpo elettorale americano per razza/etnia. [Fonte: New American Economy Research Fund]

Elezioni (latino)americane

Analizzando le attività social in lingua spagnola legate alle campagne elettorale dei due candidati è ad esempio possibile farsi un’idea di quanto e come democratici e repubblicani stanno investendo per spostare a proprio favore il voto latino (circa 29.7 milioni di elettori). 

Secondo uno studio pubblicato dal Los Angeles Times sulla base delle informazioni rese disponibili da Facebook, dall’1 gennaio al 21 settembre Joe Biden ha speso fino a $160.000 per la diffusione di circa 300 annunci digitali in lingua spagnola, mentre Donald Trump ha speso circa $116.000 per promuovere 690 annunci nello stesso lasso di tempo. La maggior parte degli annunci è stata indirizzata verso gli ispanici residenti negli stati contesi di Florida, Arizona e Nevada. 

spesa campagna trump biden spagnolo

Biden e Trump: spesa per campagna in lingua spagnola. [Fonte: Los Angeles Times]

Dal punto di vista dei messaggi e delle tematiche, la campagna social in lingua spagnola di Trump è in gran parte diretta a vendere il merchandising della campagna “Latinos for Trump”, ma tocca anche temi cari alle comunità latine più conservatrici, come la religione e l’opposizione all’aborto. Gli attacchi agli avversari democratici sono stati soprattutto diretti a mostrarli come “extremistas”, tracciando parallelismi con alcuni dittatori legati alla sinistra radicale latinoamericana, come il presidente venezuelano Nicolás Maduro, il rivoluzionario comunista Che Guevara, Hugo Chávez, Fidel Castro, Gustavo Petro ed altri.  

D’altro canto, Biden sta cercando di incoraggiare gli ispanici a votare, per combattere il maggior tasso di diserzione alle urne di questo blocco elettorale e trarre vantaggio dalla loro tradizionale tendenza a votare democratico. Ma altri contenuti diffusi dal candidato democratico sui social network mirano a rendere visibili gli effetti negativi del governo Trump sulla comunità latina, in particolare sulla gestione dell’emergenza Coronavirus o sulla politica migratoria: il video “Decepciones” mostra le immagini dei richiedenti asilo che vengono respinti con gas lacrimogeni alla frontiera o tenuti in gabbia, così come gli annunci di Trump sulla questione del muro e dell’invasione.

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Il gender gap favorisce Biden, che sui social si rivolge alle donne più di Trump


Un altro dato demografico rilevante per studiare l’andamento della campagna elettorale USA 2020 è quello relativo al cosiddetto gender gap, cioè il divario percentuale tra le donne e gli uomini che sostengono un determinato candidato, sulla base dei risultati dei sondaggi. 

Sin dai tempi della storica Women’s March di Washington del 21 gennaio 2017, il giorno dopo il suo insediamento come presidente, Trump ha avuto problemi con l’elettorato femminile. Da allora, il tradizionale divario di genere a favore del partito democratico si è acuito e consolidato anche grazie ad una costante mobilitazione sociale e culturale di stampo femminista, che ha dato vita a movimenti di rilevanza epocale come la campagna #MeToo. Il risultato di questi anni di fermento e rivendicazioni è una sorta di riconfigurazione basata sul genere degli equilibri politici americani, che si pensa arriverà a costituire il più grande cambiamento nella affiliazione partitica degli ultimi 70 anni. 

Non stupisce dunque che, a fronte di un gender gap stimato addirittura all’11% secondo gli ultimi sondaggi, Trump abbia forse rinunciato in partenza a sviluppare una strategia social mirata sul pubblico femminile, ed abbia invece optato per rivolgersi a uomini e donne all’incirca con la stessa insistenza, ma con una leggera preferenza per la sua base elettorale tradizionale maschile. Al contrario, la campagna social di Biden si rivolge soprattutto alle donne, riflettendo le preferenze di genere del Partito Democratico e in particolare spendendo $3 per raggiungere le donne a fronte di ogni $2 spesi per gli uomini.

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Trump e Biden: spesa advertisement social per donne e uomini. [Fonte: The Conversation]

#BlackLivesMatter o LAW & ORDER!

Infine, in quest’analisi sulle interazioni digitali di Trump e Biden con l’America “diversa”, non si può non tentare di dare conto dell’impatto provocato sulla campagna elettorale dalle proteste estive legate al movimento #BlackLivesMatter. 

Innanzitutto, complice anche la situazione di emergenza globale provocata dalla pandemia, i movimenti di rivendicazione legati alla morte di George Floyd hanno avuto un’eco e un impulso senza precedenti nello spazio digitale: su Twitter, sono state raccolte donazioni di milioni di dollari in poche ore per sostenere il movimento e per finanziare le cauzioni di altri cittadini afroamericani vittime delle ingiustizie del sistema penale statunitense. 

Inoltre, l’azione simbolica di pubblicare su Instagram o Twitter un quadrato nero accompagnato dall’hashtag #BlackoutTuesday ha raccolto adesioni da parte di 28 milioni di persone. 

La scelta del presidente Trump di condannare gli atti violenti dei manifestanti senza pronunciarsi sul merito delle loro rivendicazioni si è concretizzata, a livello social, in una campagna a favore della sicurezza e dell’ordine pubblico e contraddistinta dall’espressione LAW & ORDER, ripetuta negli ultimi tre mesi in 120 post sui canali social dell’attuale presidente. 

Dal canto suo, Joe Biden ha optato per sostenere gli obiettivi del movimento senza abbracciare le richieste più controverse degli attivisti. Al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, sui suoi canali social non ha propeso per cavalcare l’onda delle proteste, come dimostra il fatto che ha condiviso un solo post con l’hashtag #BlackLivesMatter o #BlackTuesday, sebbene abbia spesso condiviso contenuti in appoggio alle rivendicazioni realizzate dal movimento nel corso delle settimane di protesta.

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In conclusione

I cambiamenti demografici, sociali e culturali che hanno attraversato gli Stati Uniti negli ultimi anni impongono lo sviluppo di strategie elettorali differenziate per i diversi blocchi di cui si compone il corpo elettorale. In questo senso, gli strumenti di advertising sui social network offrono grandi opportunità che sembrano essere state sfruttate in maniera strategica dai candidati di questa competizione.

Chi avrà la meglio nel conquistare i voti e la fiducia di questa nuova America “diversa”? Lo scopriremo presto.

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