Advocacy e Web Advocacy: cosa sono e a che cosa servono?

Articolo di Emanuele Bucci, supervisione di Pietro Raffa

  • Si sente sempre più parlare delle attività di Advocacy e, in particolare, di Web/Digital Advocacy grazie alle maggiori informazioni e sensibilità dei cittadini a cause sociali.
  • In che cosa consistono queste attività e in che cosa si differenziano tra di loro?
  • Ogni giorno assistiamo ad esempi concreti. Come capire se si parla di advocacy? Abbiamo fatto chiarezza nel nostro articolo.


Advocacy: di cosa parliamo?

Oggi parliamo di un’attività che ha come scopo quello di costruire consenso, interesse e attivazione nei confronti di questioni, problematiche e soluzioni che interessano la società o alcune parti di essa. L’advocacy nasce proprio per raggiungere questi obiettivi. È definita come un’azione coordinata di supporto attivo a una causa (dall’inglese “to advocate” = promuovere qualcosa).

Questo articolo offre uno sguardo sulle attività tipicamente intraprese. Il tutto è fondamentale per capire come muoversi nell’arena digitale, scoprendo così anche l’importanza della Web Advocacy.

Prima di tutto, dobbiamo distinguere due definizioni di advocacy, una politica e una legata alla comunicazione. In ambito politico, con il termine advocacy si identifica il supporto attivo, la promozione da parte di soggetti o gruppi d’interesse volta ad influenzare le politiche pubbliche e la distribuzione delle risorse nei sistemi politici, economici, sociali.
Nell’ambito della comunicazione, invece, per advocacy si intende il sostegno da parte di un individuo o di un gruppo di persone a un’idea, un prodotto, un brand o un servizio. Il supporto del pubblico è un elemento imprescindibile per lo sviluppo dell’advocacy.

In questo primo articolo analizzeremo la sua applicazione nell’ambito politico.

Si dice che l’advocacy ha come obiettivo principale quello di mettere in evidenza determinate questioni, ma mira anche a garantire che proprio le persone siano in grado di far sentire la propria voce su problemi per loro rilevanti e a far sì che possano tutelare e promuovere i loro diritti. L’attività di Advocacy (e di Digital/Web Advocacy) è spesso svolta in concomitanza con quella di lobbying, poiché entrambe mirano a far tenere in considerazione le opinioni e i desideri di diverse parti della società civile quando vengono prese decisioni sulle loro vite.

Ogni giorno vediamo azioni riconducibili alle attività di Advocacy e, nel corso della storia, i personaggi più famosi e decisivi per le lotte a favore dei diritti e del progresso hanno tutti utilizzato strategie riconducibili a questa attività per raggiungere i traguardi desiderati.

Quali sono le attività tipiche dell’advocacy?

Il seguente elenco di attività di advocacy non è totalmente esaustivo, ma permette comunque di comprendere le diverse azioni che comunemente vengono intraprese quando si parla di advocacy. 

  • Organizzare: costruire il potere dalla base. Un esempio viene da Mahatma Gandhi che ha sfidato l’ingiustizia e ha ispirato il mondo a cambiare attraverso un’azione non violenta;
  • Educare i legislatori: fornire informazioni corrette, sintetiche e complete sui problemi, come fatto da Malala Yousufzai – l’attivista pachistana per l’istruzione femminile – la più giovane vincitrice del premio Nobel;
  • Educare il pubblico al processo legislativo: presentare comunità e collegi elettorali ai legislatori che li rappresentano;
  • Ricerca: produrre risorse pertinenti che riflettano la vera storia della questione;
  • Organizzare una manifestazione: mobilitarsi per la propria causa. Un esempio importante viene da Martin Luther King, che parlò a favore dei diritti civili delle persone di colore negli Stati Uniti fino ad organizzare la più grande marcia nella storia del Paese;
  • Sforzi normativi: agire presso le agenzie governative;
  • Istruzione pubblica: educare la comunità sui problemi;
  • Educazione apartitica dell’elettore: informare l’elettorato sulle questioni in gioco, senza esprimere valore necessariamente politico;
  • Mobilitazione degli elettori apartitici: incoraggiare i cittadini a votare;
  • Conferenze educative: raccogliere, fare rete, condividere informazioni e pianificare il futuro;
  • Formazione: organizzare formazione nelle attività di cui sopra.

Web Advocacy

Internet ha chiaramente avuto un impatto positivo sulle attività delle organizzazioni di movimento sociale aumentando la velocità, la portata e l’efficacia degli sforzi di comunicazione e mobilitazione.

Gli eventi a cui abbiamo assistito dal 2008 in poi – grazie alla massiccia attività della campagna dell’ex Presidente USA Barack Obama che, soprattutto nel 2012, ha spinto la movimentazione degli elettori sui social media – hanno rafforzato un interesse già fiorente per la capacità dei social media di facilitare il senso civico, l’impegno e le azioni collettive. 

Lo stesso si può dire per attività meno istituzionali, come le rivolte politiche in Tunisia, Libia ed Egitto nel 2011 dove i “ribelli” si sono mossi verso Facebook e Twitter – considerati strumenti perfetti per mostrare al mondo le realtà della primavera araba – per condividere la loro verità.

Le tecnologie digitali e la rete creata dai social media contribuiscono alla facilità e alla velocità con cui un gruppo può essere mobilitato: stiamo vivendo un aumento della nostra capacità di condividere, di collaborare gli uni con gli altri e di intraprendere azioni collettive senza precedenti, il tutto al di fuori del quadro delle istituzioni e delle organizzazioni tradizionali.

Ma serve anche essere realisti, e capire che uno dei grossi rischi delle attività di Web e Digital Advocacy è di non comprendere come la presenza digitale faccia parte di un ecosistema che necessita degli altri attori già menzionati (advocacy e lobbying, agenti più “reali”) per raggiungere risultati concreti. Non si deve scadere quindi in una sorta di cyber-utopismo e Internet-centrismo, capace di considerare la rete come la soluzione decisiva per portare al successo di un’attività di advocacy.

In termini di capacità dei social media di rafforzare i movimenti sociali infatti, i critici hanno suggerito che queste tecnologie potrebbero effettivamente promuovere una forma di “slacktivism” o “clicktivism”, invece del vero attivismo incoraggiando così “legami deboli”, che possono portare un milione di persone a seguire una pagina Facebook, ma non sono in grado di mobilitare effettivamente un migliaio di persone in strada.

Ciò nonostante, quando il mondo digitale e quello reale si muovono all’unisono, i risultati sono evidenti. Basti pensare ai #Fridays4Future organizzati da Greta Thunberg, il movimento #MeToo e Black Lives Matter: esempi di strategia integrata di Advocacy, Digital/Web Advocacy e lobbying, capaci di mobilitare, accelerare e influenzare il dibattito pubblico.

Queste campagne di successo chiariscono ogni dubbio sul radicamento del digitale nel modo in cui diamo forma e voce alle opinioni, socializziamo e ci confrontiamo con gli altri e creiamo il cambiamento.

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