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	<title>MR &#38; Associati</title>
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	<description>MR &#38; Associati Comunicazione &#124; analysis and content for communication</description>
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		<title>MR &amp; Associati agli Stati Generali della Comunicazione Politica</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 15:08:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal 28 al 30 maggio si terranno a Roma, presso la Luiss Guido Carli, gli Stati Generali della Comunicazione Politica. I maggiori studiosi e professionisti del settore si incontreranno per una tre giorni di dibattiti, tavole rotonde, workshop, lectio magistralis e keynote speech. Mr &#38;&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 28 al 30 maggio si terranno a Roma, presso la Luiss Guido Carli, gli <a href="http://www.sgcp.it/" target="_blank">Stati Generali della Comunicazione Politica</a>. I maggiori studiosi e professionisti del settore si incontreranno per una tre giorni di dibattiti, tavole rotonde, workshop, lectio magistralis e keynote speech.</p>
<p><strong>Mr &amp; Associati sarà presente</strong>.</p>
<p>Il 29 maggio Pietro Raffa interverrà nella sessione <strong>&#8220;Campagne elettorali tra innovazione e tradizione</strong>&#8220;, che si terrà tra le 12 e le 13:30.</p>
<p>Nella stessa giornata, Matteo Colle interverrà nel panel <strong>&#8220;Comunicazione istituzionale&#8221;</strong>, tra le 14:30 e le 16.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>MR &amp; Associati partner del Sole 24 Ore</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 15:03:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[MR &#38; Associati è partner del 4° Master in Comunicazione, Public Affairs e Relazioni internazionali della Business Schools del Sole 24 Ore. Il Master, rivolto a giovani laureati interessati a indirizzare il proprio futuro professionale verso il settore della comunicazione d&#8217;impresa, ha preso il via il&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MR &amp; Associati</strong> è partner del 4° Master in Comunicazione, Public Affairs e Relazioni internazionali della Business Schools del <strong>Sole 24 Ore</strong>.</p>
<p>Il Master, rivolto a giovani laureati interessati a indirizzare il proprio futuro professionale verso il settore della comunicazione d&#8217;impresa, ha preso il via il 22 maggio a Roma.</p>
<p>Per scaricare la brochure illustrativa clicca qui -&gt; <a href="http://www.mrassociati.it/wp-content/uploads/2013/05/4°ComunicazionePublicAffairs_RM.pdf">4° Master Comunicazione, PublicAffairs e Relazioni Internazionali</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>[Guida] Rendere Twitter più sicuro autenticandosi via sms</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 09:48:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Twitter ha introdotto la possibilità di autenticarsi all&#8217;accesso tramite un codice inviato su cellulare. Il tutto è pensato per risolvere definitivamente il problema del furto dei profili. Utilizzare il servizio è molto semplice: basta andare sulla rotellina in alto a destra, cliccare su Impostazioni-Account, scorrere&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Twitter ha introdotto la possibilità di autenticarsi all&#8217;accesso tramite un codice inviato su cellulare. Il tutto è pensato per risolvere definitivamente il problema del furto dei profili.</p>
<p>Utilizzare il servizio è molto semplice: basta andare sulla rotellina in alto a destra, cliccare su <em>Impostazioni-Account</em>, scorrere verso il basso e, alla voce <em>Sicurezza Account</em>, aggiungere il proprio numero di telefono. Twitter fornirà un numero al quale spedire un sms, e invierà a sua volta un sms di conferma.</p>
<p>A questo punto bisognerà tornare alla voce <em>Impostazioni-Account</em> e, sempre alla voce <em>Sicurezza Account</em>, spuntare <em>Richiedi un codice di sicurezza all&#8217;accesso</em>. Verrà richiesto prima l&#8217;ok per procedere, e poi se l&#8217;sms è stato ricevuto. Occorrerà quindi inserire la propria password di Twitter per salvare i cambiamenti. Da questo momento in poi ad ogni log in riceverete un sms con un codice da inserire per poter accedere al profilo.</p>
<p>Pietro Raffa</p>
<p><a class="twitter-follow-button" href="https://twitter.com/pietroraffa" data-show-count="false" data-lang="it">Segui @pietroraffa</a><br />
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!function(d,s,id){var js,fjs=d.getElementsByTagName(s)[0],p=/^http:/.test(d.location)?'http':'https';if(!d.getElementById(id)){js=d.createElement(s);js.id=id;js.src=p+'://platform.twitter.com/widgets.js';fjs.parentNode.insertBefore(js,fjs);}}(document, 'script', 'twitter-wjs');
// ]]&gt;</script></p>
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		<title>Ma a Letta manca ancora il colpo del venditore</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 10:23:45 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Se la sensazione generata dall’intervento sulla fiducia del senatore Monti alla camera nel 2011 era di grande speranza per la fine della stagione politica, quella che ha accompagnato l’ascolto dell’intervento di Enrico Letta è stata di sollievo per lo scampato pericolo della deflagrazione generale del sistema istituzionale.</p>
<p>Però, nonostante la visione a 360° (senza ironia!) del discorso di Letta rispetto alla tigna professorale di Monti. Nonostante la grande boccata d’ossigeno che offre a un paese fiaccato e impaurito, non è scattata la potenza motivante del we can!<br />
Limiti dell’oratoria? O limiti dell’approccio narrativo? Come risulta evidente dalle prime pagine dei quotidiani o ascoltando i tg, nel discorso di Letta manca un messaggio chiave, quello che dà corpo a un obiettivo facilmente riconoscibile nella nostra vita quotidiana. Un valore simbolico che motivi all’adesione entusiastica, yes we can.<br />
Non c’è, per intenderci, il corrispettivo dell’Imu per lo schieramento che fa capo a Berlusconi.</p>
<p>Non che manchino i temi (notevolissimo il passaggio sui confini), ma questi, nonostante l’affermazione di voler parlare di politiche piuttosto che di politica, sono sempre affrontati come concetti astratti, non come aspetti della vita quotidiana.<br />
Letta parla al ceto politico. Berlusconi parla alle persone.<br />
Qualcuno dirà che parla alla pancia, alle emozioni. Ma non è solo questo; a patto che davvero si possano dividere pancia e cervello nelle motivazioni umane. Anche Letta suscita e cerca le emozioni ma lo fa con metafore e racconti dotti, lontani dalla quotidianità, come il finale su Davide e Golia.</p>
<p>Berlusconi, invece, ha probabilmente, la capacità istintiva di centrare quella che nel marketing viene chiamata la Usp, unique selling preposition, la esclusiva motivazione all’acquisto. Individua il tema, gli attribuisce il valore simbolico motivante e attorno ad esso costruisce l’aggregazione.<br />
La sinistra, ma non sono così sicuro che il problema sia della sinistra se non piuttosto di un certo approccio culturale, non ha questa capacità. Una certa politica e molta sinistra guardano le cose dall’alto delle istituzioni, piuttosto che dai marciapiedi.<br />
L’Imu di Berlusconi diventa un valore simbolico, una cornice di significato che evoca tante cose: bisogna far pagare meno tasse, bisogna tutelare un bene prezioso come la prima casa, quella che è sinonimo di famiglia, proprietà e sicurezza acquisita, continuità con i figli, frutto del proprio lavoro. Poco importa se la difesa di queste cose non è coerente con l’abolizione della tassa stessa. È diventata l’elemento che ti distingue, che ti fa identificare. Berlusconi e i suoi sono questo.</p>
<p>Dall’altra parte cosa c’è? L’Europa? Certo, Letta cerca con le borse di studio Erasmus di farla entrare nella quotidianità, ma a quanti parla? Di che cosa parla? Cosa è l’università oggi nell’esperienza dei giovani italiani?<br />
È urgente trovare argomenti che possano diventare la Usp del Pd di questa fase? A febbraio, gli oppositori del governo Monti, molti dei quali interni al Pd, la individuarono negli esodati e per i loro obiettivi politici fu una scelta felice. La reputazione del governo Monti ne fu fortemente indebolita.</p>
<p>Ma ora? Diventa centrale anche per il Pd individuare una motivazione forte per sostenere il governo Letta, altrimenti sarà solo un successo di Berlusconi.<br />
È importante però dire che trovare il messaggio motivante non è questione di copy writer o comunicatori (non lo dico solo per salvarmi l’anima), è una questione di approccio. Bisogna avere il coraggio di prendere un cavallo di battaglia che risponda alle attese delle persone che si vogliono chiamare a raccolta e su questo giocarsi tutto. Le metafore vincenti, i messaggi efficaci, nascono solo da una visione chiara, ben a fuoco, dei problemi che si vogliono affrontare. E poi dal coraggio di mettersi in gioco. E Letta deve essere consapevole che è diventato premier ma non ancora leader.</p>
<p>                                                                                                   (da Europa del 30/04/2013)</p>
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		<title>Il Coach del Presidente (di Antonella Bersani)</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 11:08:10 +0000</pubDate>
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		<title>Manifestare twittando</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 13:11:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli umani manifestano con il corpo e con la voce, hanno inventato prima la parola (mi raccomando inventato, non scoperto) poi gli strumenti: segnali di fumo, percussioni, bandiere, suoni, scrittura, telegrafo, radio, tv, computer. E hanno sempre assunto comportamenti, azioni che manifestassero il loro pensiero:&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli umani manifestano con il corpo e con la voce, hanno inventato prima la parola (mi raccomando inventato, non scoperto) poi gli strumenti: segnali di fumo, percussioni, bandiere, suoni, scrittura, telegrafo, radio, tv, computer. E hanno sempre assunto comportamenti, azioni che manifestassero il loro pensiero: marce, adunate, sfilate.</p>
<p>Ogni tecnologia ha rappresentato una nuova sfida e una nuova opportunità per manifestare la propria opinione su come risolvere problemi. Quei problemi, tangibili o intangibili, che il vivere pone agli umani: animali che hanno un cervello che produce più interrogativi di quelli che sono necessari per sopravvivere e riprodursi.</p>
<p>Oggi siamo di fronte alla sfida delle tecnologie della comunicazione che sono soprattutto sfide sociali e culturali: quello che importa comprendere sono, infatti, le conseguenze sociali del cambiamento totale che abbiamo chiamato rivoluzione, un giro di 360°. Nulla è più come prima anche se le motivazioni all’agire, le ragioni profonde per cui si fanno certe cose, rimangono sempre le stesse, invariate almeno da quando abbiamo memoria di noi, riusciamo, cioè, a tramandarci storie su di noi.</p>
<p>Uno degli ambiti sui quali più deformante è l’impatto delle nuove tecnologie appare in questi giorni lo sviluppo dei social network. O meglio le manifestazioni di opinioni che si sviluppano attraverso le conversazioni in rete. Si è arrivati perfino a sostenere che siano state le emozioni veicolate dai tweet a generare i comportamenti che hanno mandato in tilt il processo decisionale che portava il maggior partito italiano, il PD, all’elezione del Presidente della Repubblica. E, a rinforzare la dose, si è sostenuto che proprio queste emozioni avevano persino contribuito a selezionare una nuova generazione di parlamentari per loro natura esposti alla rapida fluttuazione delle stesse emozioni. Un nuovo <em>winnowing effect</em> questa volta non determinato dalla <em>media logic</em> ma da una nascente <em>web logic</em>.</p>
<p>Non si può escludere, anzi, che il processo di selezione venga condizionato dagli strumenti tecnici, né si può escludere che processi di selezione basati sulla argomentazione discorsiva, sul dibattito, avrebbero potuto avere conseguenze diverse. Infatti nella storia le hanno avute. Ad esempio, è chiaro che la carriera e con essa la stessa retorica del Presidente della Repubblica sono frutto di un processo di selezione e emersione delle leadership politiche che era proprio di un certo sviluppo della società e delle tecnologie, cioè un tempo dove il setaccio era la capacità di fare un comizio, di scrive un articolo o un saggio, di gestire un’assemblea più o meno agitata. Oggi alcuni personaggi della politica degli ultimi anni devono molto se non tutto alla loro presenza in tv. E molti giovani emergenti, non solo nel Movimento Cinque Stelle, si sono resi riconoscibili tramite il loro blog e la loro presenza in rete. Non è detto che questi abbiano meno capacità argomentative o un eloquio meno coinvolgente. E non è nemmeno detto che le qualità presenti o assenti determino meccanicamente una capacità politica di per sé peggiore. È una sfida inevitabile. A questa novità bisognerà saper reagire e adattarsi senza improbabili velleità censorie che sono fuori dalla realtà.</p>
<p>Siamo comunque di fronte ad un nuovo modo di manifestare le idee, un nuovo modo di generare emozioni e <em>feeling</em> attraverso la manifestazione delle proprie convinzioni. La forza e la capacità di generare conseguenze non sta nello strumento usato, ma nella fragilità di chi le riceve e le subisce. È questa debolezza che espone più alla volatilità delle emozioni e meno alla solidità delle sensazioni profonde che creano significati. Contribuire alla densità e alla <em>self confidence</em> delle convinzioni che motivano i comportamenti anche attraverso i social network è la sfida importante di chi si occupa di comunicazione oggi.</p>
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		<title>Se il collegio diventa virtuale</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 07:47:02 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo anni di porcellum, in cui il problema è stato il progressivo perdersi del rapporto tra eletto e il suo collegio, tra elettore e il suo rappresentante, assistiamo, in questi giorni, a un fenomeno nascente. Siamo di fronte a una sorta di dematerializzazione del territorio e alla sua transustanziazione all’interno delle timeline di Facebook e Twitter. Insomma, in epoca di comunicazione intermediata digitalmente attraverso i social network, la timeline diventa la <em>costituency</em>  dell’eletto, il luogo in cui riportare le proprie decisioni e prendere la misura del proprio operato. Il proprio collegio si manifesta in forma dei post e dei tweet di follower che chiedono, incitano, criticano.</p>
<p>L’incombere del collegio virtuale (perché dematerializzato, ma non meno reale), la velocità dello scambio simbolico che vi accade, l’impossibilità, o quasi, di prendere tempo per ridefinire lo spazio dell’interazione, sono fenomeni evidenti in queste ore concitate, in cui “La Rete”, ha assunto, dunque, il ruolo di protagonista del dibattito politico.</p>
<p>Allora viene da chiedersi se non avesse ragione Paul Virilio, quando,  parlando non certo di Web e nuove tecnologie, ma della guerra in Kosovo, sosteneva che &#8220;<em>Chi controlla il territorio lo possiede. Il possesso del territorio non riguarda principalmente le leggi ed i contratti, ma prima di tutto riguarda la gestione del movimento e della circolazione</em>”. Ecco che controllare la velocità, il movimento e la circolazione, appare così la mission dell’eletto in relazione alla sua <em>costituency</em> dematerializzata.</p>
<p>E di uno scenario come questo due sono le possibili letture e, forse, i possibili esiti. La prima conduce diritti verso una politica che si muove a velocità incontrollata, senza riferimenti passati e presenti, in una sorta di comunicazione estatica ed isterica (sempre Virilio nei suoi più cupi avvertimenti), oppure, come credo, si può con pazienza recuperare, in rete e fuori, la logica della <em>followership</em>. La capacità cioè di costruire uno scambio simbolico riflessivo, dibattuto e ragionevole, che diventi in questo modo un capitale di senso per chi fa politica e per chi segue (<em>follow</em>) l’eletto.</p>
<p>In questo secondo e auspicabile esito, la professione del comunicatore politico può dire qualcosa, forse molto, di là dai facili miti delle digital pr e della reputazione on line.</p>
<p>Matteo Colle</p>
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!function(d,s,id){var js,fjs=d.getElementsByTagName(s)[0],p=/^http:/.test(d.location)?'http':'https';if(!d.getElementById(id)){js=d.createElement(s);js.id=id;js.src=p+'://platform.twitter.com/widgets.js';fjs.parentNode.insertBefore(js,fjs);}}(document, 'script', 'twitter-wjs');
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		<title>La tag cloud del discorso di giuramento del Presidente Napolitano</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 16:21:11 +0000</pubDate>
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		<title>Come si comunica di fronte al NIMBY?</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 13:33:55 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un modo di condividere con il territorio i progetti controversi? Impianti energetici, autostrade, opere pubbliche, inceneritori, rigassificatori&#8230;come si fa a comunicarli e a ottenere consenso? Ecco qualche consiglio per comunicare al meglio.</p>
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		<title>La trasparenza che ha regnato al Quirinale</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 09:04:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si potrebbe sostenere che il settennato di Giorgio Napolitano sia un capolavoro di anti comunicazione. Ma in realtà, proprio questa esperienza così distinta da tutto quello che le succedeva intorno, conferma alcune idee forti proprio sulla comunicazione nel campo politico. Comunicare con efficacia non significa&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si potrebbe sostenere che il <strong>settennato di Giorgio Napolitano</strong> sia un capolavoro di anti comunicazione. Ma in realtà, proprio questa esperienza così distinta da tutto quello che le succedeva intorno, conferma alcune idee forti proprio sulla comunicazione nel campo politico. Comunicare con efficacia non significa essere a tutti i costi oggetto di attenzione mediatica, accettare o subire l’avvento del politainment, il discorso politico che diventa spettacolo tv, ma <strong>costruire un significato riconosciuto e condiviso</strong>. E ciò si ottiene con un difficile equilibrio tra azioni e parole. Certo parole, parole pensate già nella forma scritta e non parlata, dette attraverso i mezzi tecnici, ora anche attraverso i social network, ma parole che incarnano atti, comportamenti, che costruiscono un clima di autenticità e affidabilità.</p>
<p>Giorgio Napolitano non ha avuto mai a fianco nessuna delle nuove figure della professione della comunicazione, né spin doctor né pollster, né strateghi dell’immagine. Ha utilizzato i sondaggi per presidiare il contesto, ma credo ne abbia, in un certo senso, evidenziato se non proprio l’inutilità, la loro natura non di guida ma di indicatore.</p>
<p>Ha invece avuto al proprio fianco uno staff professionale, dedicato fatto di professionisti che non hanno pensato mai, non solo di sostituirsi a lui, ma nemmeno sarebbero stati felici di farlo: il capo non sarebbe più stata la persona alla quale dedicarsi in rispettoso silenzio.</p>
<p>E così non ha mai giocato la carte dell’umanizzazione del proprio ruolo ricorrendo ad un uso spregiudicato della famiglia. Ha sempre avuto accanto a sé una donna dalla fortissima autonomia, come la signora Clio, che proprio per la sua personalità avrebbe potuto rafforzare anche quella del marito, ma non sono mai diventati preda del sistema dei media.</p>
<p>Ecco quindi che Giorgio Napolitano conferma che <strong>non è necessario soggiacere alla logica dei media, se si è e si ha una personalità forte, da leader appunto</strong>, non è necessario telefonare in diretta al giornalista che ti insulta nell’immancabile talkshow, concedere interviste appena possibile, giocarsi spregiudicatamente gli affetti come aggancio dei favori dell’opinione pubblica. Basta essere autentici, stare così bene con se stessi, e ci si può presentare per quello che si è, con dignità e senza arroganza. Anche con questo tratto di eleganza d’antan, fatta di piccole grandi attenzioni, ma sempre mirate a passare inosservati o a essere colte solo da pochi.</p>
<p>Il messaggio sei tu è il titolo di un libro di uno dei più famosi consulenti politici americani Roger Ailes e a questo principio si è conformata la cifra comunicativa del presidente che certo ha recitato la sua parte di uomo delle istituzioni, ma lo ha fatto con grande convinzione e passione. Anche con quella giusta quantità di autoironia che relativizzando rafforza. «Invece della Colomba, vi porto questo!». Amo ricordarlo alla vigilia di Pasqua con un foglietto in mano per poter dire solo quello che era stato pensato e limato e ammettendo di temere anche lui le parole dal sen fuggite.</p>
<p>Giorgio Napolitano è il presidente della repubblica che negli anni dell’affermarsi della politica pop, ci ha fatto sempre parlare di politica e non di comunicazione. Non credo che mai in questi sette anni la frase «sono stati errori di comunicazione» sia stata detta dal Quirinale o sul Quirinale. Se critiche ci sono state, sono state ai comportamenti, ai significati. I due livelli comunicazione e politica si sono fusi, non si sono distinti. <strong>Il senso di Napolitano è stato il suo modo d’essere</strong>, la sua ostinata ritualizzazione di alcune prassi come il discorso di fine anno orgogliosamente difeso nella sua prevedibilità.</p>
<p>Ecco, Napolitano ha confermato anche che comunicare significa costruire significati e lui a questo principio è rimasto fedele fino alle amarezze degli ultimi giorni in cui la sua riproposizione della indispensabile solidarietà tra le diverse forze politiche è caduta nel vuoto. Non ha dubitato, non ha barattato consenso con coerenza nemmeno nelle ultime tre settimane del mandato.</p>
<p>Il pubblico gli avrebbe più facilmente perdonato un cedimento partigiano che l’ostinazione con la quale ha riproposto la necessità del dialogo attraverso i facilitatori. Se non si apprezza questo di Napolitano, non si comprende a pieno il suo modo di vedere le cose e se stesso in mezzo ad esse.</p>
<p><strong>Ma i leader si impongono, si creano i seguaci, non si adattano al loro presunto umore</strong>. E le persone contano davvero, cambiano le cose, fanno la storia. Ma una personalità come la sua non credo possa più emergere dai futuri processi di selezione dei gruppi dirigenti. Gli studiosi americani lo hanno definito il winnowing effect della media logic, cioè la capacità di setacciare e selezionare le leadership. Giorgio Napolitano è frutto di un tempo dove le cose che si vivevano, e i modi in cui si vivevano, permettevano l’emersione di personalità con tale forza e autonomia. Quel tempo non c’è più, non credo che possa tornare. E mi pare inefficace averne nostalgia. Il problema è attrezzarsi alle sfide del presente e alle loro conseguenze.</p>
<p>Mario Rodriguez</p>
<p style="text-align: right;">Pubblicato su <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/04/17/la-trasparenza-che-ha-regnato-al-quirinale/" target="_blank">Europa</a> del 17/04/2013</p>
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