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Referendum: sorpresi dal risultato? Sarebbe bastato osservare Twitter

Il 2 dicembre Twitter diceva: 41% Si e 59% No.

La nostra analisi svolta su Twitter nel periodo 1 settembre – 2 dicembre, si è sviluppata su più linee direzionali. È stato analizzato inizialmente l’hashtag #Referendumcostituzionale, valutandone la vertiginosa crescita nel tempo. Per quanto riguarda le uscite relative alla keyword “referendumcostituzionale” il No è risultato sempre in testa, con un andamento che ha visto progressivamente ridursi il distacco fino a percentuali che hanno coinciso esattamente con il risultato finale del voto.
Già dalla nostra analisi (che trovate qui), conclusasi due giorni prima del voto, il 2 dicembre, le percentuali risultano infatti combaciare quasi perfettamente: 59% No e 41% Si.  È stata svolta un’analisi quantitativa e qualitativa dividendo le uscite tra Sì e No svolgendo un calcolo a campione. Successivamente un’analisi tra i principali hashtag dei comitati referendari li ha confrontati dal punto di vista quantitativo, valutandone l’andamento e gli influencer: #bastaunsi, #iovotono, #iodicono, #iovotosi.

La situazione su Twitter  ha rispecchiato fedelmente la realtà, con un’omogeneità del fronte del Si con la pagina @bastaunsì e il relativo hashtag #bastaunsi, mentre il fronte del No è risultato frammentato e diviso in più pagine e hashtag. La pagina Twitter @bastaunsi è stata sempre in vantaggio come numero di follower (ad oggi 12.300), mentre la pagina @comitatono ha raggiunto 7.880 follower. Il No, però, è risultato costantemente più attivo, con un volume di uscite che è stato nettamente in testa fin da settembre.

I tweet con più engagement:

Gli influencer:

L’autore più attivo per la keyword “referendumcostituzionale” risulta essere @grilliserafino mentre l’influencer principale è @comitatono:

Temi di maggior interesse:

L’andamento negli ultimi 4 mesi:

Netto aumento delle uscite da Agosto

Nel grafico si può notare come la keyword “referendumcostituzionale” subisca un aumento quasi verticale dal mese di agosto in poi, fino ad arrivare a 126.150 uscite nel mese di novembre.

Gli hashtag dei comitati:

Prevalenza netta dell’hashtag “#IoVotono”

Dall’analisi si è rilevato che l’hashtag #IoVotoNo è risultato nettamente in testa come numero di uscite, 1.026.000 totali, seguito da #bastaunsi con 354.000. Il momento di maggiore recupero di #bastaunsi è avvenuto nel mese di ottobre, ma #IoVotoNo è sempre cresciuto con progressione maggiore.

Gli influencer

Referendum personalizzato?

Dal calcolo dei tweet con l’hashtag #IoVotoNo (1.026.000 totali), risulta che 204.000 di questi sono collegati alla parola Renzi. Il 19,8% dei tweet per il No sono collegati al Presidente del Consiglio. Per quanto riguarda il Si, dei 354.000 tweet con l’hashtag #bastaunsi, circa 30.000 di questi sono collegati a Renzi (l’ 8,5% del totale).

 

 

Dibattiti

Abbiamo analizzato i principali confronti televisivi andati in onda su La7 nella prima parte della campagna elettorale, dove si rileva un netto aumento delle uscite per l’hashtag #bastaunsì, calcolate durante le trasmissioni. Nel confronto tra i due principali hashtag #bastaunsì e #IoVotoNo prevale il primo in due occasioni su quattro. Successivamente abbiamo analizzato gli ultimi appelli al voto dei principali leaders politici, andati in onda in 4 trasmissioni televisive nell’ultima settimana di campagna elettorale. In questo caso l’hashtag #IoVotoNo è in netta prevalenza rispetto a #bastaunsi.

Ironia social

Gli endorsement

Il Sì di Romano Prodi – Le reazioni su Twitter

Abbiamo analizzato l’andamento delle uscite su Twitter in concomitanza della decisione di Romano Prodi di rendere pubblico il suo Sì alla riforma costituzionale, avvenuta il 30 novembre nel pomeriggio. In totale, sono stati pubblicati 17.100 tweet con l’hashtag #Prodi. Se da un lato non si può affermare quanti voti reali ha spostato questo endorsement, analizzando il flusso online si nota come sia stata sicuramente una mossa mediatica importante che ha contribuito ad aumentare il volume di traffico  tra gli utenti sul tema del referendum costituzionale. I primi 3 influencer sull’hashtag #Prodi sono stati: @bastaunsi, @Iddio e infine @sempreciro. Di seguito si riportiamo i primi tre tweet per engagement:

Conclusioni

Twitter ha rappresentato fedelmente la realtà in questa campagna elettorale, sul web si è ricreato infatti lo stesso sentiment  e clima d’opinione che si respirava nel Paese. Svariate caratteristiche della comunicazione online hanno rispecchiato fedelmente alcuni fenomeni offline, come la frammentazione del fronte del No contro un Si unitario e chiaro, ed ancora il rapporto tra le uscite per il No e il riferimento a Matteo Renzi, calate drasticamente nel mese di ottobre in concomitanza con la decisione del Presidente del Consiglio di diminuire la propria esposizione mediatica, per rimediare all’eccessiva personalizzazione. Infine i social hanno funzionato da amplificatore delle ironie pesanti, delle tensioni forti, degli endorsement provenienti dal mondo dello spettacolo, sportivo e accademico, fortemente ripresi da entrambe le parti.

In questa campagna elettorale, Twitter è stato più preciso dei sondaggi. Già nel mese di settembre, aveva “pronosticato” l’umore degli italiani sul referendum mentre i sondaggisti presentavano una battaglia ancora aperta.

Nel grafico sottostante sono stati messi a confronto le percentuali fornite dall’analisi di Twitter con la media dei sondaggi per i mesi di settembre, ottobre e novembre (fino al 18 nov).


Permalink to Twitter – Sì in netto recupero, No ancora in testa

Twitter – Sì in netto recupero, No ancora in testa

A due giorni dal voto, abbiamo analizzato le uscite su Twitter dell’ultima settimana riguardanti il referendum costituzionale. Rileviamo che il fronte del No si attesta ancora in prima posizione ma con margini molto più ristretti rispetto alle settimane precedenti, con un trend che ha visto il Sì crescere a velocità costante.

L’analisi, per quanto puramente indicativa, rispecchia per grandi linee ciò che è accaduto nell’ultima settimana di campagna elettorale, dove il risultato continua ad essere molto incerto con un progressivo recupero dello schieramento del Sì che, su molti fronti, ha quasi recuperato il forte gap delle settimane precedenti.

Analisi sulle keyword:“referendum” e “referendumcostituzionale”

Nell’ultima settimana di campagna referendaria, dal 25 novembre al 1 dicembre, abbiamo svolto un’analisi su Twitter riguardo le Keyword “referendum” e “referendumcostituzionale”. Nel periodo analizzato risultano maggiori le uscite per il No (59%) rispetto al (41%) riguardo la keyword “referendum costituzionale”, evidenziando un aumento delle uscite per il che nel mese di ottobre erano al 34%.  Per quanto riguarda la keyword “referendum” si verifica un netto recupero del  che dal 35% di ottobre passa al 49% di fine novembre, mentre il No scende al 51%.  (come dimostra il primo grafico).

Gli influencer delle due keyword analizzate risultano essere @DaniloToninelli (Deputato M5s) per l’hashtag “referendum” e @dukana per “referendum costituzionale”.

L’andamento delle uscite, riguardanti le due keyword analizzate, continua a crescere sia rispetto ai mesi precedenti che nella settimana oggetto di analisi:

La pagina twitter @bastaunsi risulta in netto vantaggio come numero di follower che passano dai 7.839 di fine ottobre a 11.300 di fine novembre, mentre la pagina @comitatono totalizza ad oggi 7.258 follower contro i 4.915 di fine ottobre.

Gli hashtag dei comitati: prevalenza di #IoVotoNo su #bastaunsi

Dall’analisi degli hashtag più importanti dei comitati per il referendum, si è rilevato che l’hashtag #iovotono è nettamente in testa come numero di uscite, 224.000. Seguono #bastaunsi con 71.500, #iodicono con 61.970 e #iovotosi con 45.540. Dal grafico si nota palesemente come l’hashtag #iovotono sia nettamente in testa come numero di uscite. Gli altri tre invece sono quasi appaiati con gli stessi numeri, con una tendenza in leggera salita dei due hashtag collegati al e #iodicono che invece è in calo.

Dal punto di vista dei record del mese, i post con più engagement sono stati pubblicati da @matteorenzi per #bastaunsi, @beppe_grillo per #iodicono, @KelleddaMurgia per #IovotoNo e infine @bastaunsi per #iovotosi. Per quanto riguarda gli influencer dei due principali hashtag invece, la pagina @Bastaunsi risulta la più influente per l’hashtag #bastaunsi, mentre @matteosalvinimi è l’influencer di #iovotono.

Referendum personalizzato?

Proseguono le accuse incrociate di personalizzazione del dibattito referendario. Abbiamo valutato l’incidenza del Presidente del Consiglio Matteo Renzi sui tweet relativ

i ai due hashtag più importanti #iovotono e #bastaunsi. Abbiamo rilevato che, nell’ultima settimana, il 19,5% dei tweet relativi all’hashtag #iovotono sono collegati alla parola Renzi (in aumento rispetto al 15% di ottobre), mentre per #bastaunsi la percentuale scende al 14,4%.

 

 

Il Sì di Romano Prodi – Le reazioni su Twitter

Abbiamo analizzato l’andamento delle uscite su twitter in concomitanza della decisione di Romano Prodi di rendere pubblico il suo Sì alla riforma costituzionale, avvenuta il 30 novembre nel pomeriggio. In totale, sono stati pubblicati 17.100 tweet con l’hashtag #Prodi. Si rileva un aumento delle uscite per tutte le keyword analizzate in precedenza, come si può notare dai grafici relativi. Se da un lato non si può affermare quanti voti reali sposterà questo endorsement, analizzando il flusso online si nota come sia stata sicuramente una mossa mediatica importante che ha contribuito ad aumentare il volume di traffico online tra gli utenti sul tema del referendum costituzionale. I primi 3 influencer sull’hashtag #Prodi sono stati: @bastaunsi, @Iddio e infine @sempreciro. Di seguito si riportiamo i primi tre tweet per engagement:

I principali dibattiti della settimana

Durante i principali confronti televisivi, andati in onda nella settimana oggetti di analisi, si rileva una netta superiorità dell’hashtag #iovotono contro #bastaunsi.

 


Permalink to Referendum: No ancora in vantaggio su Twitter

Referendum: No ancora in vantaggio su Twitter

Analisi sulle keyword:“referendum” e “referendumcostituzionale”

Dall’analisi svolta su Twitter durante il mese di ottobre sulle keyword “referendum” e “referendumcostituzionale” risultano complessivamente maggiori le uscite relative al No rispetto a quelle del Si (come dimostra il primo grafico). Come abbiamo scritto nell’analisi di settembre la situazione delle pagine Twitter e dell’utilizzo degli hashtag rispecchia fedelmente la realtà, con un’omogeneità del fronte del Si con la pagina @bastaunsì e il relativo hashtag #bastaunsi, mentre il fronte del No risulta disgregato e diviso in più pagine e hashtag. La pagina twitter @bastaunsi è ancora in netto vantaggio come numero di follower (7.839), mentre la pagina @comitatono ha 4.915 follower.

IL No però è più attivo, infatti le uscite relative ai due hashtag presentano un vantaggio del No con il 66%, per l’hashtag #Referendumcostituzionale, e del 65% per #referendum. In linea con i dati di settembre.

Analizzando le due pagine Twitter @bastaunsi e @comitatono, si nota come entrambe diano molto peso ai proprio sostenitori provenienti dal mondo accademico, politico, dello spettacolo ecc.  La pagina @comitatono elabora una campagna più ironica nei confronti del Si mentre la pagina @bastaunsi è caratterizzata per una maggiore attività durante i dibattiti televisivi e una proposta comunicativa più omogenea e ufficiale.

Dal punto di vista degli influencer si è rilevato che i post con più engagement sono stati di Matteo Renzi (@matteorenzi) per #referendum e Alessandro Di Battista (@ale_dibattista) per #referendumcostituzionale, mentre gli autori più influenti e quelli più attivi risultano essere Renata Polverini (@renatapolverini) per #referendum e Andrea Franchini (@AndFranchini) per #referendumcostituzionale.

L’andamento delle uscite, riguardanti le due keyword analizzate, continua a crescere, anche se con un andamento più lento e meno vertiginoso rispetto ai mesi precedenti (vedi grafico):

Gli hashtag dei comitati: prevalenza di #IoVotoNo su #bastaunsi

Dall’analisi degli hashtag più importanti dei comitati per il referendum si è rilevato che l’hashtag #IoVotoNo è nettamente in testa come numero di uscite, 322.140, seguito da #bastaunsi con 143.920 uscite. Abbiamo preso in considerazione anche un terzo hashtag “lanciato” dal M5s, #iodicono, che si attesta in terza posizione con 95.720 uscite. Il trend è in crescita proporzionale rispetto a settembre per tutti e tre gli hashtag considerati, ma l’hashtag #IoVotoNo cresce con un andamento maggiore degli altri, come si nota dal grafico.

Dal punto di vista dei record del mese, i post con più engagement sono stati pubblicati da Matteo Renzi per #bastaunsi, Alessandro Di Battista per #iodicono e infine Giulia Buongiorno per #IovotoNo. Per quanto riguarda gli influencer invece, la pagina @Bastaunsi risulta la più influente per l’hashtag #bastaunsi, mentre Alessandro Di Battista è l’influencer di #iodicono e Matteo Salvini per #IoVotoNo.

Proseguono le accuse incrociate sulla personalizzazione del dibattito referendario. Facciamo notare che, dall’analisi dei tweet per l’hashtag #IoVotoNo, si è rilevato che nel mese di ottobre (322.140 uscite totali) ben 51.000 di queste hanno collegata la parola Renzi, a testimonianza che circa il 15% dei tweet per il No sono influenzati dal Presidente del Consiglio. Sottolineiamo che rispetto al mese di settembre, dove la percentuale era al 20%, nel mese di ottobre è scesa al 15%, forse in conseguenza della scelta di Matteo Renzi di spersonalizzare il dibattito. L’autore più influente, nel flusso di tweet sul referendum collegati al nome di Matteo Renzi, risulta essere @matteosalvini.

Interessante infine la rilevazione durante il dibattito andato in onda su La7 tra Renzi e De Mita. Nel confronto tra i due principali hashtag #bastaunsi e #IoVotoNo prevale il secondo con 2.800 uscite contro le 2.100 di #bastaunsi. Durante il dibattito abbiamo preso in analisi anche l’andamento dell’hashtag #siono lanciato già a settembre dalla trasmissione di Enrico Mentana. Si rileva che durante il mese di ottobre le uscite complessive per #siono sono state di 43.500 di cui, solo durante la diretta del confronto Renzi-De Mita, ce ne sono state 16.900. L’autore più influente su tale hashtag durante il confronto è risultato @valy_s mentre il tweet con più engagement della serata è di @triolo_antonio (428 retweet). Notiamo infine una vertiginosa crescita, da settembre ad ottobre, delle uscite per l’hashtag #siono che si attestano a 43.500 per ottobre contro le 1000 di settembre.

Dal nostro punto di vista, Twitter rappresenta fedelmente la realtà in alcune caratteristiche, come la disgregazione del fronte del No contro un Si unitario e chiaro, ed ancora riguardo il rapporto tra le uscite per il No e il riferimento a Matteo Renzi che nel mese di ottobre è lievemente calato in perfetta tendenza con la decisione di Matteo Renzi di diminuire la personalizzazione del dibattito.

Autore: Carlo Notarpietro


Permalink to Si o No, il dibattito su Twitter – A settembre vince il No

Si o No, il dibattito su Twitter – A settembre vince il No

Analisi sulle keyword:“referendum” e “referendumcostituzionale” nel mese di settembre

 

Dall’analisi svolta su Twitter durante il mese di settembre sulle keyword “referendum” e “referendumcostituzionale” risultano maggiori le uscite relative al No rispetto a quelle del Si (come dimostra il primo grafico). Si è notato inoltre come la situazione sui social rispecchi quasi fedelmente ciò che accade nella realtà: i “militanti” del Si utilizzano un unico hashtag, “#bastaunsi”, ed hanno un’unica pagina Twitter (@bastaunsi con 6.914 follower). Mentre i Comitati del No, più vari e difformi tra loro, hanno creato due pagine importanti (@comitatono con 4.350 follower e @noidiciamono con 683 follower) e altrettanti hashtag (c’è da sottolineare in tal senso che il primo hashtag ad essere lanciato è stato #IoVotoNo e successivamente il M5S ha creato l’hashtag #iodicono utilizzandolo però in maniera poco costante).

In sostanza, seppur la pagina Twitter del Si è caratterizzata da maggiori follower, i militanti del No sono più attivi, con il risultato che il No è sempre in netto vantaggio, infatti si attesta al 67% in relazione alla keyword “Referendumcostituzionale” e al 64% per “Referendum”.

Dal punto di vista degli influencer si è rilevato che i due post con più engagement sono stati di Matteo Renzi (@matteorenzi) per il Si e Alessandro Di Battista (@ale_dibattista) per il No, mentre l’autore più influente e quello più attivo risulta essere sempre Beatrice Di Maio (@BeatricedimaDi) per entrambe le keyword prese in considerazione.

Interessante anche l’andamento delle uscite, riguardanti le due keyword analizzate, dal mese di luglio a quello di settembre. Come si vede nel grafico sottostante si assiste ad una vertiginosa crescita dal mese di agosto a quello di settembre.

Gli hashtag dei comitati: prevalenza di #IoVotoNo su #bastaunsì

Dall’analisi degli hashtag più importanti dei comitati per il referendum, si è rilevato che l’hashtag #IoVotoNo è nettamente in testa come numero di uscite, 163.000, seguita da #bastaunsi con 79.000 uscite. Abbiamo preso in considerazione anche un terzo hashtag, “lanciato” dal M5s, #iodicono che si attesta in terza posizione con 34.000 uscite.

Dal punto di vista dei record del mese, i post con più engagement sono stati pubblicati da Matteo Renzi per #bastaunsi, Alessandro Di Battista per #iodicono e infine Riccardo Fraccaro per #IoVotoNo. Per quanto riguarda gli influencer invece, risulta sempre Matteo Renzi il più influente per l’hashtag #bastaunsi, mentre l’account @marionecomix è l’influencer di #iodicono e Danilo Tondelli per #IoVotoNo.

In seguito alle accuse incrociate di personalizzazione del dibattito referendario, facciamo notare che, dall’analisi dei tweet per l’hashtag #IoVotoNo, si è rilevato che nel mese di settembre (163.000 uscite totali) ben 32.000 di queste hanno collegata la parola Renzi, a testimonianza che circa il 20% dei tweet per il No sono influenzati dal Presidente del Consiglio.

Interessante infine la rilevazione durante i 3 dibattiti andati in onda su La7. Durante la diretta, si rileva un netto aumento delle uscite per l’hashtag #bastaunsi. Nel confronto tra i due principali hashtag #bastaunsi e #IoVotoNo prevale quasi sempre il primo, ma il risultato si inverte (ad eccezione del dibattito Giachetti-D’Alema) se si somma anche il secondo hashtag utilizzato per il No (#iodicono) con un quadro generale simile a quello registrato per tutto il mese di settembre con una superiorità delle uscite per il No.

 


Permalink to Clinton-Trump: parte la sfida in TV

Clinton-Trump: parte la sfida in TV

La campagna elettorale americana entra nel vivo e il fatidico Election Day è sempre più vicino. Nelle settimane che ci separano da martedì 8 novembre, il giorno del voto, andranno in scena i tanto attesi dibattiti televisivi. Una tradizione iniziata nel 1960 con il confronto tra Kennedy e Nixon, un format che ha una struttura ben precisa e delle regole stabilite dalla Commision on Presidential Debate (@debates).

I dibattiti elettorali saranno quattro, tre dei quali tra i candidati alla presidenza (Hillary Clinton vs Donald Trump) e uno tra i candidati alla vicepresidenza (Tim Kaine vs Mike Pence). Tutti i dibattiti si svolgeranno alle ore 21 orario americano (le 3 di mattina in Italia) e dureranno 90 minuti senza alcun interruzione pubblicitaria.

Si comincia lunedì 26 settembre, martedì 27 secondo il fuso italiano, con il primo incontro tra i candidati alla Casa Bianca. Sede del dibattito sarà la Hofstra University, a Hempstead nello stato di New York.

Come funziona: strutturato in sei segmenti da circa 15 minuti, ognuno dei quali incentrato sui temi annunciati ieri: America’s Direction, Achieving Prosperity e Securing America. Ogni tema sarà introdotto dal moderatore con una domanda e i candidati avranno 2 minuti di tempo per rispondere, è prevista la possibilità di controbattere e rispondere all’avversario. Il moderatore sarà Lester Holt, 57 anni,  anchorman di NBC Nightly News.

Martedì 4 ottobre, mercoledì 5 in Italia, si terrà il dibattito tra i candidati alla vicepresidenza. La sede del dibattito sarà la Longwood University, a Farmville in Virginia.

Come funziona: il dibattito sarà diviso in nove parti da dieci minuti ciascuna, anche in questo caso i candidati avranno due minuti per rispondere. Modera Elanie Quijano, conduttrice di CBS News. È la prima giornalista di origine asiatica a condurre un dibattito.

Il secondo dibattito tra Hillary e Tump si terrà domenica 9 ottobre, lunedì 10 nel nostro paese, alla Washington University a St. Louis in Missouri.

Come funziona: In questa occasione il confronto avverà nella modalità del town meeting, in cui la metà delle domande sarà posta direttamente da alcuni cittadini mentre le restanti domande verranno fatte dal moderatore prendendo spunto da tematiche di interesse pubblico ricercate sui social e su altri canali. I candidati avranno due minuti per rispondere e il moderatore avrà a disposizione un minuto aggiuntivo per stimolare la discussione. I partecipanti del town meeting saranno elettori indecisi selezionati tra i cittadini dall’istituto di ricerca Gallup. A condurre il dibattito sarà Martha Raddatz, giornalista di ABC News e corrispondente capo per i global affairs.

L’ultimo dibattito prima del tanto atteso Election Day, è stato organizzato a Las Vegas nell’università del Nevada mercoledì 19 ottobre, dunque giovedì 20 in Italia.

Come funziona: La struttura sarà la stessa del primo dibattito e a condurre la serata sarà Chris Wallace, anchorman di Fox News Sunday.

Quali sono i costi e i benefici di questa imponente operazione di comunicazione? Solo per il primo dibattito verranno spesi 5 milioni di dollari (donati da tre alumni della Hofstra University) ed è facile immaginare che anche per gli altri appuntamenti le cifre saranno molto simili. In termini di ascolti i dibattiti hanno avuto un andamento altalenante: dal record del 1960 con 66 milioni di telespettatori su una popolazione di 179 milioni, al dibattito del 1980 Carter-Regan con 80 milioni di ascolti su 226 milioni di americani. Il record più recente è quello del dibattito del 3 ottobre 2012 tra Barack Obama e Mit Romney: gli ascolti hanno superato i 67 milioni di telespettatori (dati Nielsen), senza contare le visualizzazioni online e i maxischermi nei luoghi pubblici.

Autore: @TomDotti


Permalink to Milan campione e sorpresa Cagliari. I numeri social della Serie A

Milan campione e sorpresa Cagliari. I numeri social della Serie A

L’estate è periodo di calciomercato e ritiri per i club della Serie A. Terminate le competizioni internazionali (Europeo e Coppa America) le squadre della massima serie italiana avranno circa un mese per rifinire nuove tattiche, integrare i nuovi acquisti e prepararsi alla scalata della classifica. Se ancora è troppo presto per fare pronostici su chi sarà a vincere il campionato 2016/2017, c’è una competizione che non si ferma mai. Non si gioca sull’erba degli stadi italiani, ma si combatte a colpi di like e di follow su Facebook e Twitter. Inutile dire che tutte le squadre possono vantare ormai una solida presenza online, distribuita sui principali social network, ma è interessante andare a vedere in che modo i club si contendono i tifosi digitali.

A farla da padrone è l’A.C. Milan, che su Facebook e Twitter è la prima squadra italiana per numero di fan e di follower. Con quasi 25 milioni di like è la capolista della serie A sul principale social network e domina, seppur con cifre inferiori, anche la piattaforma di microblogging, dove vanta oltre 3 milioni e mezzo di utenti.

La Juventus è l’unica squadra che online può vantare cifre simili ai rossoneri. La Vecchia Signora ha infatti una solidissima presenza su Facebook, con quasi 24 milioni di fan. Su Twitter raggiunge i 3 milioni di follower. Le cifre di Milan e Juventus non sorprendono: parliamo di due tra i brand calcistici più conosciuti al mondo.

 

È curioso andare a confrontare la classifica online con quella della passata stagione giocata sul campo. Se sui social il Milan è campione indiscusso, non si può dire lo stesso nella serie A. La curiosità è che Roma e Inter, che hanno chiuso il campionato rispettivamente terza e quarta, occupano la stessa posizione anche sui social (la Roma con circa 8 mln di fan e 1,2 mln di follower; l’Inter con circa 7 mln di fan e 1 mln di follower).

La vera sorpresa infine sono le neopromosse in serie A, in particolare il Cagliari Calcio. La squadra campidanese pur arrivando dal campionato minore si posiziona già a metà classifica per la presenza su Facebook con quasi 300mila fan, tenendo testa a molte squadre da tempo presenti nella massima serie. Un risultato ottenuto con un’ottima gestione della pagina, offrendo contenuti di qualità e più innovativi rispetto a molti altri club.

@TomDotti


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L’analisi di cinque talk-show: quanto pesa il second screen? Piazza Pulita è quello che genera più tweet

Il telecomando non è più l’unico oggetto che utilizziamo davanti alla TV. Negli ultimi anni, a farci compagnia durante una serie, una partita di calcio o un talk show è arrivato anche lo smartphone, che permette di fruire dei contenuti televisivi in un modo nuovo, più veloce e interattivo. Il “second screen” consente di accedere a un flusso di contenuti e di conversazioni più ampio, di condividere le proprie opinioni con altre persone, sentendosi parte di una visione “globale” della trasmissione che stiamo guardando. I talk politici e d’inchiesta non fanno certo eccezione: abbiamo analizzato l’andamento di cinque talk nei mesi febbraio-aprile alla ricerca di analogie tra lo share e i tweet prodotti dagli utenti con l’hashtag ufficiale della trasmissione.

 

Il talk che ha generato più tweet è stato Piazza Pulita, su La7, con una media di 9.186 tweet con l’hashtag #piazzapulita e uno share medio del 3,4%. Nel periodo di analisi è andata bene anche diMartedì, sempre su La7, con 8.754 tweet di media. Lo share a puntata è stato del 6%Ballarò su Rai 3 ha totalizzato lo stesso share (6,1%), ma i tweet  con l’hashtag #ballarò sono la metà (4754) rispetto al programma di Floris, “rivale” nella serata del martedì. La Gabbia su La7 ha mantenuto una buona media di tweet (7.862), nonostante sia il fanalino di coda negli ascolti con il 3,2% di share. La trasmissione di inchiesta Report su Rai 3 fa ascolti molto più alti (share del 9.98%), ma i tweet generati sono “soltanto” 5.950 in media, segno che i reportage stimolano meno le conversazioni online rispetto al dibattito con ospiti in studio.

Il record di tweet in una serata lo fa registrare il 4 aprile Piazza Pulita con 16.660. In collegamento c’era Matteo Salvini. Al secondo posto Di Martedì del 5 aprile con 11.800, con ospite in studio Luigi Di Maio. I quasi 400.000 follower su Twitter che riescono a mettere insieme i due leader contribuiscono a far salire vertiginosamente l’engagement online.

In conclusione, se mettiamo a confronto il numero dei telespettatori delle trasmissioni analizzate e il numero dei tweet prodotti, il risultato evidenzia che in Italia il “popolo che cinguetta” davanti ai talk show politici è, ancora, un numero molto esiguo rispetto all’audience televisiva.

Daniele Palla


Permalink to Twitter, il tredicesimo uomo di EURO2016

Twitter, il tredicesimo uomo di EURO2016

24 squadre, 51 partite, 108 gol, 1 vincitore. Questo è stato l’Europeo di Francia in cifre.

Nei giorni successivi alla fine del trofeo per nazionali di calcio più importante dopo la Coppa del Mondo, molto è lo spazio dedicato da tutti i media alle analisi. Da un punto di vista calcistico non possiamo che gioire della vittoria del Portogallo, una delle squadre meno favorite e arrivata inaspettatamente in finale con 5 pareggi. Ma ciò che può essere più interessante è sicuramente osservare il lato social di questo campionato europeo.

Si sa, nel calcio a fare la differenza a volte sono i fuoriclasse, a volte l’allenatore, il fattore campo spesso è determinante, ma più di tutti contano i tifosi: il cosiddetto dodicesimo uomo. E per coinvolgere in modo nuovo il pubblico in questa edizione sono state introdotte molte innovazioni, offrendo ai tifosi una cronaca sportiva ancor più spostata sui contenuti online e sempre più interattiva con gli utenti/supporter.

La pagina Facebook ufficiale è quella di UEFA EURO 2016: con oltre 12mln di fan ospita contenuti multimediali in diverse lingue europee. Oltre alle “classiche” photogallery, vi trovano spazio diverse infografiche, le GIF dei gol più belli (realizzate in uno stile retrò molto affascinante) e tanti video. Sicuramente si tratta di una pagina ben fatta ma, come vedremo più avanti, è su Twitter che la UEFA ha puntato davvero tanto.

Ovviamente tutte le squadre europee erano attrezzate da un punto di vista social partendo dal network più frequentato. Nell’immagine qui sopra sono riportate le prime 5 nazionali europee per numero di fan. Un elemento che certamente influisce sulla popolarità delle diverse pagine è la lingua con cui vengono pubblicati i contenuti. Non tutte, anzi quasi nessuna, offrono contenuti tradotti in altre lingue limitando di molto la fruizione dei post. La Germania da questo punto di vista è esempio di best practice, a partire dal nome della pagina: Germany Football Team – Die Mannschaft. Contenuti in tedesco e contenuti in lingua inglese garantiscono alla nazionale guidata da Joachim Löw una maggiora accessibilità e popolarità, e i numeri sembrano confermare questa ipotesi.

Anche il Portogallo, che pur non rientra nella top5 delle squadre per numero di fan, gode di discreta popolarità. Se il portoghese però può costituire un limite per la Seleções online, avere in squadra Cristiano Ronaldo di certo non guasta. Il capitano della nazionale infatti è il giocatore di calcio più popolare su Facebook e Twitter a livello mondiale con oltre 114mln di fan.

Sul campo di Twitter si è giocata una partita molto più interessante e interattiva da un punto di vista della comunicazione online. Lo sforzo principale degli organizzatori è stato quello di puntare sulla crossmedialità e sull’interazione tra online e offline. Per farlo gli organizzatori hanno lanciato diversi hashtag ufficiali del torneo. Quello principale era #EURO2016, seguito poi dalle sigle di tutte le nazionali. Digitandoli nel corpo del tweet appariva a fianco di ognuno di essi l’emoji con la bandiera della nazionale. Fin qui niente di nuovo, visto che da tempo Twitter ha introdotto i loghi colorati a fianco degli hashtag. L’elemento innovativo, una sorta di realtime marketing prestato al mondo dello sport, è stata la competizione tra le tifoserie che si sono sfidate a colpi di tweet andando a premiare la squadra con più social activity. Infatti, al termine di ogni partita, la nazionale che totalizzava più messaggi con il proprio hashtag otteneva un premio piuttosto singolare. La Tour Eiffel ogni sera veniva illuminata con i colori della squadra più twittata nel corso della giornata.

Sull’account ufficiale @UEFAEURO2016 inoltre hanno trovato spazio diversi contenuti multimediali tra cui GIF, foto e soprattutto video. Tante le dirette Periscope e le miniclip di Vine realizzate dai tifosi, da inviati speciali nei ritiri delle squadre e dai calciatori stessi. Contenuti poi proiettati in mega schermi sparsi per le città e negli stadi prima dell’inizio delle partite.

Una copertura capillare di tutto il torneo che ha generato un ingente traffico di messaggi e un proliferare di hashtag collegati a quello ufficiale. In Italia la diretta della finale si è spostata da #PORFRA, lanciato dall’account della UEFA, a #PortogalloFrancia.

Solo nella giornata della finale sono stati oltre 92mila i tweet generati in lingua italiana contenenti l’hashtag della partita e che hanno raggiunto il picco nella fascia oraria delle 22-23.

Per chiudere con una curiosità, il tweet italiano con il più alto valore di engagement pubblicato durante la finale non è quello del gol di Eder e nemmeno la foto della nazionale del Portogallo che alza la coppa. Il protagonista ovviamente è Cristiano Ronaldo, in un video che lo ritrae non nel ruolo di attaccante ma in quello insolito di allenatore. Anche lui dodicesimo uomo.

@TomDotti


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La campagna elettorale di Beppe Sala on line

Alle amministrative del 2016 Beppe Sala è stato eletto Sindaco di Milano.

MR & Associati ha curato la strategia digitale della campagna elettorale del nuovo Sindaco.

Pietro Raffa ha ricoperto il ruolo di Responsabile web/social media.

Di seguito il report delle attività online della campagna:


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Una grande cerimonia civile

Ci possono essere certamente diversi metri per misurare gli effetti di Expo 2015. Si può pensare di produrre una tabella excel con i dati economici essenziali per comprendere se il bilancio economico è in pareggio o meno. Ma bisognerebbe essere davvero convinti che questo è il metro di giudizio adeguato per un evento di questo tipo. Si potrà disquisire se i 21 milioni di visitatori (di cui 17 italiani) siano tanto o poco lontani dai 24 milioni obiettivo. Si potrà discutere se i contenuti sono davvero passati o si è trattato soprattutto di una fiera mangereccia. Ma anche in questo caso si potrà dubitare che questo sia il metro capace di misurare un movimento così diffuso e capillare che ha interessato 17 milioni di italiani e molto probabilmente almeno tanti altri che avrebbero voluto farlo ma non hanno potuto.

Però per chi si occupa di comunicazione questi metri di misura non sono sufficienti. Soprattutto chi si occupa di comunicazione deve fare i conti con una forma particolare di potere che esiste nelle società umane: il capitale simbolico. Quel campo di interessi e conflitti nel quale si generano le motivazioni all’agire.

Gli umani non decidono cosa pensare e cosa fare seguendo i calcoli di pallottolieri o calcolatori elettronici, non sono principalmente ottimizzatori di costi e benefici, hanno bisogno di dare un senso alle cose che fanno e quindi hanno bisogno di riti, miti e cerimonie civili! Certo con i soldi investiti per l’Expo si potevano fare scuole e strade; è vero ma gli umani appena trovata una caverna per ripararsi e stare un po’ più sicuri,  acceso un fuoco per riscaldarsi hanno cominciato a disegnare “inutili” animali sulle pareti e a picchiare pezzi di legno e pietre per farsi compagnia. Gli umani hanno bisogno di vivere esperienze che danno senso alla loro vita raccontandole a se stessi e raccontandole a altri.

Siamo di fronte ad una grande cerimonia mediatica e la chiave di lettura non può che essere quella che hanno suggerito nel loro libro Daniel Dayan e Elihu Katz.

Expo 2015 quindi non può essere compreso se non si considera che riti e miti sono essenziali nella vita di una comunità. Una grande cerimonia civile ha successo (oltre al fatto che funzioni sufficientemente bene) se rispondere a bisogni semplici ma reali che molti non capiscono per un atteggiamento intellettualistico. Una cosa assai analoga accadde con Italia 61: grande successo di popolo e ma molte critiche dai settori dell’aristocrazia culturale.

Expo 2015 è capitato in un momento particolare della vita della società italiana quando tante persone sentivano il desiderio e il bisogno di potersi identificare con un’esperienza di successo, qualcosa di riconosciuto internazionalmente, qualcosa che potesse far sentire orgogliosi, dire “io c’ero”. Sentivano il bisogno di potersi sentire parte di un racconto positivo aperto al futuro. E allora su questa dimensione il calcolo costi benefici della tabella di excel non conta più. Le polemiche sui numeri previsti e quelli realizzati suonano stonate.

Per questo da Expo 2015 escono sconfitti coloro che non riescono a raccontare se stessi (gli italiani) se non in una chiave negativa. Mentre escono vincitori (anche con un po’ di buona sorte) coloro che hanno scommesso di potercela fare. E professionalmente viene confermato il fatto che un messaggio forte ha sempre tre caratteristiche: speranza, futuro, beneficio (materiale o meno).

Certo ora queste speranze legate a Expo 2015 bisogna che non vengano tradite, che rimangano ragionevoli. Altrimenti il senso di depressione sarà molto forte e potrebbe diventare un boomerang. La tensione emotiva va tenuta alta e la depressione del post va battuta sapendo che gli sconfitti torneranno all’attacco per raccontare l’Italia dei fallimenti, delle porcherie e degli inciuci perché per molti questa è la loro ragion d’essere.

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